E’ stato avviato, in Tribunale, il processo che vede imputato per maltrattamenti in famiglia il 51enne marsalese Pietro Umile. Secondo l’accusa, avrebbe più volte picchiato con estrema violenza la sua convivente (S.P., 37 anni, originaria di Palermo), minacciandola e invitandola a prostituirsi per portare così “soldi a casa”.
In un’occasione, in seguito a tali brutalità, al Pronto soccorso dell’ospedale di Marsala, alla donna - che alla prima udienza davanti al giudice Lorenzo Chiaramonte si è costituita parte civile - fu assegnato il “codice rosso”.
I fatti contestati sono abbastanza recenti. Vanno dallo scorso 4 marzo all’8 aprile. Un arco di tempo nel quale Umile, secondo l’accusa, in varie occasioni, oltre a picchiare e minacciare la donna, l’avrebbe anche pesantemente insultata. Sempre chiedendo denaro, l’avrebbe prima schiaffeggiata e gettata a terra. Poi, le avrebbe tirato i capelli e sbattuto la testa al muro, prendendola anche a calci. In un’altra occasione, l’avrebbe minacciata di morte, mollandole due ceffoni e un calcio alla schiena. E l’indomani, dicendole: “Troia… vattene da questa casa se no ti ammazzo”, ancora schiaffi e calci. Teatro dei fatti un alloggio popolare di via Salemi.
A difendere l’imputato è l’avvocato Vito Daniele Cimiotta, mentre legale della donna è Fabio Pace. Nelle carte del procedimento si legge che P.U. “maltrattava la convivente profferendo nei suoi confronti con cadenza quotidiana frasi offensive (del tipo “sei una prostituta, vai a prostituirti così porti i soldi a casa, sei una cosa inutile, non servi a nulla”), chiedendole in continuazione denaro per esigenze del tutto estranee al buon andamento del nucleo familiare e, in alcune occasioni, usando atti di violenza o di minaccia”.