11/11/2020 06:00:00

 Borrometi. Il Tribunale di Ragusa nega la costituzione di parte civile al giornalista

È un periodo nero per Paolo Borrometi, anche da persona offesa. Il 4 novembre scorso il Tribunale di Ragusa non ha ammesso la costituzione di parte civile del giornalista per mancanza di ‘procura speciale’ al suo legale, l’avvocato Antonio Borrometi, padre dell’assistito. Un cavillo, insomma. L’errore di forma è stato rilevato dal legale di Corrado Romano, accusato da Borrometi di diffamazione, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Gurrieri.

La querela presentata da Borrometi risale al 27 luglio 2017. Nelle premesse tiene a precisare di essere un giornalista professionista, collaboratore dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI) e direttore della testata on line LaSpia.it. “A seguito della mia attività giornalistica - fa sapere agli inquirenti - ho subito diversi episodi intimidatori e financo un’aggressione fisica […] ed in relazione ai quali mi è stata assegnata una tutela (il servizio di scorta, n.d.r.) da parte della Prefettura di Ragusa […]”. Gli episodi a cui fa riferimento Borrometi risalgono al 2014 e, ad oggi, restano avvolti nel mistero delle sue narrazioni che hanno destato l’attenzione anche della Commissione Regionale Antimafia circa un anno fa.

Il 14 luglio 2017, sulla pagina Facebook del giornale on line LaSpia.it, veniva condiviso l’articolo pubblicato sulla suddetta testata a firma di Paolo Borrometi dal titolo: “Pachino come Napoli, escono dal carcere i ‘fratelli delinquenti’ Aprile: scatta la festa con selfie e fuochi d’artificio”. Una serie di commenti pubblici a quel post erano ritenuti da Borrometi offensivi, diffamanti e minacciosi ma di particolare rilevanza per la Procura era quello di Corrado Romano, lontano parente dei fratelli Aprile, che scriveva: “Sei solo un parassita di merda per dire certe parole sciacquati la bocca con l’aceto”.

La prossima udienza è fissata il 24 marzo 2021 e, su invito del PM, Paolo Borrometi è convocato in qualità di teste. Ma per il giornalista è sin da ora preclusa dal giudice onorario Laura Ghidotti la possibilità di chiedere un risarcimento dei danni prodotti dall’eventuale reato commesso da Corrado Romano e il rimborso delle spese di giudizio.



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