28/11/2020 11:45:00

Archeologia Sicilia. Dopo 2500 anni ancora visibili opere di ingegneria militare a Mazara

 La contrada Ferla si trova in Sicilia, nella provincia di Trapani e nel territorio del comune di Mazara del Vallo e si estende sul lato ovest del fiume Mazaro.

La contrada Ferla é una vasta area ricca di cave di tufo, di insediamenti del periodo neolitico, di tracce di successivi insediamenti romani e di molto altro ancora.

Tutta la zona archeologica è poco conosciuta e non è stata mai valorizzata sia dagli archeologi sia dalle amministrazioni Comunali e Regionali al fine d’ incrementare il turismo culturale in quest’area.

Ma in questa contrada vi sono ancora i resti di ben tre valli difensivi, opere di ingegneria militare realizzate nel 409 a.C.

Sono ostacoli ”da battaglia” , realizzati per fermare la cavalleria nemica e costituiti da due lunghi muri paralleli, posti a breve distanza gli uni dagli altri, in modo da fermare il galoppo della cavalleria e far disarcionare i cavalieri, per poi colpirli ed ucciderli caduti a terra fra i due muri del vallo.

Le immagini satellitari ci mostrano ancora i loro resti, resti di queste opere di ingegneria militare realizzate quasi 2500 anni fa.

Vi sono quattro sbarramenti, di diverse lunghezze: il maggiore supera i 300 metri ed è ancora ben visibile.

Ma non solo.. Pare affiorare anche il muro di protezione di un possibile accampamento di grandi dimensioni a forma rettangolare.

Ricordiamo che Annibale Magone venne eletto dal senato cartaginese come comandante degli eserciti e governatore dell'Epicrazia punica della Sicilia nel 411 a.C.

 

Egli era desideroso di vendicare il nonno Amilcare, sconfitto e ucciso durante Battaglia di Imera ( la Termini Imerese di oggi) da parte dei Greci sicelioti nel 480 a.C.

 

 

Nei primi mesi dell’anno 409 Annibale approdò presso l’attuale Marsala, che grazie alla sua posizione di guardia tra Mediterraneo e Tirreno, fu inizialmente un avamposto cartaginese.

 

Nel mese di Aprile con falsi pretesti, Annibale marciò con l'esercito, verso la città di Selinunte con l'intento di assediarla per aiutare Segesta, sua alleata, e rivale di Selinunte.

 

La battaglia di Selinunte fu una battaglia campale della seconda guerra greco-punica che si svolse nell'aprile del 409 a.C. che durò circa dieci giorni.

Le forze in campo erano impari: Annibale poteva contare su circa 40mila soldati mentre i Siracusani e Selinuntei solo su circa 25mila uomini armati.

Le perdite per i Selinunte furono ingenti: Diodoro Siculo narra di 16mila morti e di oltre 6mila prigionieri.

Senza ulteriori rinforzi, la città fu facilmente quindi presa e distrutta.

La popolazione di Selinunte fu in gran parte massacrata.

Nel maggio dello stesso anno 409 a.C. Annibale pose anche un assedio a Imera , l’odierna Termini Imerese ove sconfisse i rinforzi di Siracusa al comando di Diocle.

Selinunte, in tempi successivi, fu ricostruita ma non raggiunse mai lo splendore precedente la sua distruzione del 409 a.C.

Ancora oggi, quasi duemila e cinquecento anni dopo la vittoria di Annibale, percorrendo la campagna della contrada Ferla, si possono trovare, affioranti fra il terreno, ceramiche dell’età del bronzo, ed altri frammenti di antiche popolazioni.

 



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