"Conte ha calato le braghe totalmente"
Ieri pomeriggio, con un lungo post su Facebook, Conte si è detto disponibile a trattare con Renzi su tutto: Recovery Fund, squadra di governo e delega ai servizi.
«Alle parole stiamo preferendo un silenzio operoso». Ma poi lancia due messaggi importanti: è pronto a riscrivere il piano per la Ripresa accogliendo le proposte di Italia Viva (il testo attuale «era solo una prima bozza») e anche a cambiare qualche ministro («Premessa imprescindibile è rafforzare la coesione della maggioranza e, quindi, la solidità della squadra di governo»).
Renzi nella chat dei suoi parlamentari: «Conte ha calato le braghe totalmente. Ci ha dato ragione anche sul terzo settore, che uomo incredibile».
Poi parla al Tg3: «Non esistono governi di scopo, esistono i governi che devono lavorare. Se il governo Conte è in grado di farlo, lo faccia. Altrimenti toccherà ad altri».
Ieri Massimo D'Alema ha rilasciato un’intervista a Repubblica piuttosto agra verso l’ex segretario: «Non credo che possa passare per la mente di nessuno l’idea di mandare via da palazzo Chigi l’uomo più popolare del paese per fare un favore a quello più impopolare».
Beppe Grillo ha scritto sul suo blog un post dal titolo Quo usque tandem (fino a che punto): «L’8 novembre del 63 a.C., anno cruciale per la storia di Roma, il Console Cicerone pronunciò in senato un severo discorso contro Lucio Sergio Catilina. Ne ripropongo qui un estratto lasciando a voi l’ispirazione per la sua adattabilità nell’affrontare la realtà».
Renzi la farebbe lunga sui servizi segreti perché lì sarebbe stato costruito il dossier contro di lui dello scandalo Consip. D’altra parte è vero che i governi precedenti delegarono a un’autorità terza il controllo sui servizi, che pure la legge affida al presidente del Consiglio (dal 2007). Quindi non è illegale, ma solo inconsueto che Conte li voglia tenere per sé. «Gli 007 possono avere licenza non tanto di uccidere quanto di commettere determinati reati attraverso le cosiddette “garanzie funzionali” che servono, ad esempio, per compiere effrazioni, per entrare in abitazioni private, per sottrarre documenti o persino per intercettare al di fuori dell’autorizzazione giudiziaria. Ci vuole però l’autorizzazione del presidente del Consiglio che è l’unico, ad esempio, a poter mettere i sigilli del segreto di stato» scrive La Stampa.
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