14/01/2021 06:00:00

Trapani candidata Capitale Italiana della Cultura. Rosalia D'Alì: "Costruiamo insieme il futuro dell'intera provincia"

Il rosone variopinto della Chiesa di Sant’Agostino ne è il simbolo. Un simbolo che sintetizza con grande efficacia la storia della città e le sue eterogenee venature culturali.

Un simbolo che ha accompagnato per un anno Trapani, che oggi si prepara all’audizione finale per la sua candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2022. Dieci le città in gara, Trapani l’unica siciliana. L’esito sarà reso noto lunedì 18 (ne abbiamo scritto pochi giorni fa).

Proprio da questo cominciamo la nostra conversazione con l’assessore alla cultura, Rosalia D’Alì.

Domani ci sarà la vostra audizione per il titolo di Capitale Italiana della Cultura. Vi sentite pronti, soddisfatti?

Abbiamo già ottenuto il grande risultato di essere tra le dieci città finaliste. Un risultato che s’è tradotto nell’impegno e nella volontà di tentare il raggiungimento del podio. Perciò, dal primo momento in cui abbiamo avuto la nota ufficiale in cui il ministero ci comunicava la rosa dei finalisti, abbiamo avviato una forte azione di coinvolgimento del territorio. Che in verità era già iniziata prima della presentazione del dossier di presentazione: prima della pandemia, infatti, avevamo cominciato a fare una serie di incontri con i comuni della provincia, le piccole e grandi associazioni culturali. Per noi questa è la candidatura del territorio: Trapani-territorio candidata capitale italiana della Cultura.

In che modo la candidatura si è estesa per tutto il territorio della provincia?

Abbiamo veramente voluto creare una strategia allargata, che tenesse conto di tutte le sfaccettature culturali che la provincia esprime. Ed è stato oggetto di valutazione positiva. Appena abbiamo saputo di essere passati in finale, abbiamo voluto raccontare questo nostro dossier, questa alleanza tra le istituzioni del territorio. Però, non potevamo farlo attraverso eventi pubblici; allora abbiamo utilizzato tutti i mezzi che il digitale ci mette a disposizione, soprattutto i social, gli incontri on-line. Volevamo e vogliamo far conoscere le nostre iniziative che, come dicevamo, non sono altro che un piano culturale dell’intero territorio trapanese. Una progettualità che vede nella cultura l’elemento strategico su cui puntare per il bilancio della provincia.

In cosa si concentra la vostra progettualità?

Il dossier spazia dal piano storico-artistico alla valorizzazione del paesaggio, all’enogastronomia. Il motivo conduttore è la policromia: un carattere costitutivo della nostra identità. La policromia richiama le nostre tante sfaccettature storiche, le tantissime contaminazioni culturali che a ogni passo possiamo rintracciare nelle nostre città.

Come avete raccontato le policromie?

Lo abbiamo fatto attraverso tanti strumenti, e con tutti gli attori coinvolti nell’iniziativa: 250 partner hanno sottoscritto il dossier e il piano strategico per la cultura nel trapanese. Abbiamo pensato anche delle video testimonianze importanti, ad esempio quelle di Dacia Maraini e Antonino Zichichi. Sono video sintetici in cui, da diversi punti di vista, abbiamo provato a raccontare le emozioni che suscitano le policromie del nostro territorio.

Vorremmo permetterci una domanda spiacevole. Se Trapani non dovesse vincere, che futuro avrebbe il progetto?

A prescindere da quale sia l’esito, il dossier e l’intesa tra istituzioni che abbiamo raggiunto sono un patrimonio da sfruttare. Sappiamo tutti che stiamo attraverso un periodo molto difficile, ma vi assicuro che resiste la volontà di 19 comuni, sindaci e assessori alla cultura, di impegnarsi su questo progetto e creare un’alleanza stabile. Un’alleanza che abbiamo chiamato “Patto per la cultura”: fare alleanza significa riuscire a promuoverlo. E ciò non può che portare benefici alle comunità locali.

È stata dura la competizione?

La competizione è stata dura. Tutte le città in gara sono bellissime: Bari, Taranto, Ancona, Procida, ma tutte, tutte hanno grandi risorse. In queste settimane ci siamo affettuosamente e lealmente seguite sui social. Siamo dieci città amiche, più volte abbiamo avuto modo di incontrarci, dialogare. E abbiamo pensato una proposta per il ministro Franceschini: che siano dieci, quest’anno, le capitali della cultura. E siamo orgogliosi, a Trapani, di essere capofila di questa proposta. A seguito della particolare condizione in cui ci troviamo, il ministro ha nominato Parma Capitale Italiana della Cultura anche per il 2021 e Brescia e Bergamo per il 2023. Vorremmo che il 2022 fosse l’anno del rilancio del sistema Italia, della bellezza del Paese. Premiare tutti significherebbe ripartire dalla cultura per l’Italia intera.

Nel dossier parlate degli interventi infrastrutturali da realizzare. Potremmo approfondire quest'aspetto del vostro piano?

Nel nostro dossier non abbiamo scritto di misure irrealizzabili. Per quanto riguarda le iniziative infrastrutturali, abbiamo inserito quelle che già come amministrazione stiamo portando avanti: dal restauro del Bastione Imperiale alla manutenzione della Torre Campanaria di San Domenico; dal recupero del palcoscenico della Casina delle Palme al sostegno che stiamo dando all’organo La Grassa. Tutte queste iniziative, inserite nel nostro programma di governo, le abbiamo raggruppate nel dossier. La capitale vincitrice avrà un premio di un milione di euro che dovrebbe essere investito in promozione e iniziative culturali. Le azioni infrastrutturali le faremo con soldi nostri, già previsti in bilancio.

Per quello che finora abbiamo detto, sembra davvero che la città metropolitana di Trapani nasca grazie alla sua politica culturale.

Non c’è dubbio. Questo è il nostro futuro. C’è una classe politica unita e pronta ad accogliere questa sfida. O si comprende che il futuro è questo o non abbiamo futuro. A livello globale, ogni giorno competiamo con grandi realtà. Si parla di città metropolitana, di area vasta. Adesso è necessario che anche noi iniziamo a ragionare fuori dal confine di ogni singolo comune, fuori dai nostri campanilismi. Perché, mi ripeto, senza una visione strategica collettiva questo territorio non ha futuro. È arrivato il momento, e forse siamo già in ritardo, di fare queste riflessioni, sia nell’ambito turistico-culturale che in generale su tutto.

Quale potrebbe essere una prima azione per far percepire questa “estensione”?

Per esempio, nel “Patto per la cultura” parliamo di mettere a sistema le nostre partecipate: se i comuni più grandi hanno delle partecipate nel settore della cultura più strutturate, a dispetto di comuni piccoli che non hanno la forza per poterle creare, l’idea è di metterle a sistema, immaginare la programmazione di un calendario di eventi itinerante.

Un’ultima domanda. Le classifiche sulla qualità della vita in Italia segnalano Trapani sempre in posizioni molto basse. Pensate che questo sia un ostacolo per le vostre intenzioni?

Per queste classifiche che ogni volta ci addolorano, bisogna sempre stare attenti ai parametri. Spesso sono per noi impossibili da raggiungere... Ma non abbiamo timore di affrontare le difficoltà. Anzi, per noi la candidatura a Capitale Italiana della Cultura è un’opportunità per raggiungere dei livelli qualitativi migliori e quindi aspirare domani a raggiungere posizioni migliori. Questa candidatura per noi è un punto di partenza, non di arrivo.



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