Crisi di Governo. La tempesta non è passata per Conte. E ora rischia Bonafede
La crisi di governo non si è risolta con il voto di fiducia alla Camera e al Senato per il premier Giuseppe Conte.
Numeri troppo risicati per pensare di poter governare per i prossimi anni, allo stesso tempo meglio evitare le urne: si entrerebbe in un perimetro di pericolo molto alto. Il centrodestra vincerebbe a mani basse e andrebbe ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica, meglio non consegnare ai cittadini l’esercizio di un diritto che è quello del voto.
Ma i parlamentari del Movimento Cinque Stelle sono risoluti, niente trattative ulteriori con Matteo Renzi, per loro inaffidabile ed imprevedibile, ma se i numeri non ci sono tanto da non consentire una stabilità politica e di governo allora meglio le urne, del resto il leader c’è e si tratta di Giuseppe Conte.
I pentastellati lo dicono forti delle loro convinzioni, certo è pur vero che sono gli stessi che hanno governato con la Lega, premier sempre Conte, e poi con il Pd, come non dimenticare le urla della deputata Paola Taverna: mai con il partito di Bibbiano. I grillini hanno perso quell’aura di benefattori per cui sono stati votati, hanno avuto una idea di governo assistenzialista ma il reddito di cittadinanza si è mostrato un fallimento, solo un peso per le casse statali senza trovare davvero un lavoro per i percettori. Volevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno ma sono diventati casta e hanno fatto accordi con i responsabili, i volenterosi, i costruttori, quelli che un tempo hanno etichettato voltagabbana. Dicono tutto e fanno il contrario. Ed è per questo che soprattutto loro sono alla ricerca di un nuovo leader, che non sarà Luigi Di Maio, per traghettarli in un’area politica migliore e di agevole elezione, perché i numeri adesso non ci sono nemmeno più sui territori e chi ha raggiunto il parlamento sa già che è stato un viaggio, adesso si torna a casa.
Nel Pd sono logorati, da una parte un gruppo chiede di ricucire con Renzi, dall’altra parte chi ne chiede maggiore distanza. Tace il segretario nazionale, Nicola Zingaretti.
L'Italia ha potuto contare su un Pd unito, perché consapevole di dare un importante contributo e unitario, perché ha fatto il possibile per tenere insieme la maggioranza. Ora rimbocchiamoci le maniche. l'Italia non può aspettare.#dallapartedellepersone#20gennaio#RadioImmagina
— Nicola Zingaretti (@nzingaretti) January 20, 2021
Una crisi che ha distolto l’attenzione dalla lotta al virus, che continua a diffondersi, a fare vittime. La responsabilità del Ministro della Salute Roberto Speranza non emerge tutta, eppure è più di altri responsabile di falle che ci sono state e che continuano ad esserci: dal piano pandemico nazionale non aggiornato al piano vaccini che sembra essere sempre più deficitario.
++ CONTE FALLISCE ANCHE SUI VACCINI!!! BASTA. INCAPACE, DIMETTITI! ++ pic.twitter.com/LmbKCvKWgR
— Lega - Salvini Premier (@LegaSalvini) January 24, 2021
Il primo problema da affrontare è la votazione alla relazione del guardasigilli Alfonso Bonafede, potrebbero non trovare i voti, non ci saranno quelli di Italia Viva, nemmeno quelli dell’UDC, non la voterà il centrodestra e nemmeno alcuni responsabili come Sandra Lonardo. Conte è pronto a far slittare l’approdo in Senato della relazione a giovedì, guadagnando così tempo per costruire una solida base di voti, dalla sua parte c’è Tabacci, che però ha già manifestato tutta la fragilità del cantiere e dunque indicato la via delle dimissioni per poi dare vita ad un Conte ter.
Era già una crisi di governo immotivata agli occhi di tutti, ora mettono in mezzo la giustizia. Il @Mov5Stelle sta con @AlfonsoBonafede e ogni attacco a lui è un attacco al MoVimento, al governo e alla maggioranza che lo sostiene. #BonafedeNonSiTocca https://t.co/cVM3gE4AX7 pic.twitter.com/vqXPnK5l36
— MoVimento 5 Stelle (@Mov5Stelle) January 24, 2021
Italia Viva nel frattempo, da una riunione all’altra con i propri parlamentari, cerca di tenere duro, nessuna fuga. L’apertura al premier ci potrebbe essere su temi centrali per il Paese e su una agenda ben chiara, altrimenti la via dell’opposizione è già segnata.
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