Mafia, il nipote di Matteo Messina Denaro "a scuola" di scommesse online
"A scuola di scommesse online", spunta anche il nome di Francesco Guttadauro, il nipote della primula rossa e latitante numero uno di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, nell'inchiesta "Doppio Gioco", l'operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, tra la Sicilia, l'Emilia Romagna e la Puglia.
Nel corso del blitz che ha interessato anche Germania, Polonia e Malta, sono scattate 23 misure di custodia cautelare (12 in carcere, due ai domiciliari e 9 le interdizioni) mentre sono 336 gli indagati totali.
A "scuola" di scommesse online - Avevano talmente acquisito così bene tutti i segreti e gli affari andavano così bene che chi gestiva il sistema di scommesse online come i fratelli Placenti, si sono anche presi la libertà e l'iniziativa di istruire i concorrenti della Sicilia occidentale. E come detto avrebbero messo a disposizione tutte le loro conoscenze nell’organizzazione dei sistemi di giochi e scommesse clandestine online anche a Francesco Guttadauro. Lo ha confermato il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Raffaele D'Angelo, parlando dell’ordinanza del Gip di Catania emessa a vario titolo, per esercizio abusivo di gioco e scommesse, evasione fiscale, truffa aggravata, auto riciclaggio, condotte aggravate dalla finalità di favorire gli interessi dell’associazione di tipo mafioso del clan “Santapaola-Ercolano”. Gli inquirenti, insomma, hanno accertato i contratti tra i due fratelli Placenti e Guttadauro a seguito dei quali vi sarebbe stata anche una espansione delle attività di giochi e scommesse anche nella Sicilia Occidentale gestita dalla mafia. In particolare i Placenti avrebbero fornito a Guttadauro le metodologie per mettere in piedi l’attività economica.

Operazione gemella di "Revolution Bet" - Da alcune intercettazioni raccolte in altri procedimenti penali sono stati monitorati contatti tra Francesco Guttadauro, che in quel momento non aveva avviato una attività imprenditoriale nel mondo delle scommesse e che si sarebbe rivolto ai due fratelli Placenti dopo aver saputo che erano degli esperti del settore imprenditoriale. L’operazione ‘Doppio gioco’, dicono gli investigatori, è da considerarsi gemella dell’operazione ‘Revolution bet’, nella quale furono coinvolti i fratelli Placenti e con la quale nel 2018 fu smantellata una rete criminale di stampo mafioso che si interessava delle scommesse online. Anche in quell'indagine già allora furono appurati i contatti tra alcuni indagati del gruppo di Lineri Mistebianco (Catania) del clan Santapaola e soggetti ritenuti ‘vicini’ al superlatitante Matteo Messina Denaro, tra cui proprio il nipote, Francesco, oltre che con persone riconducibili alla ‘famiglia’ camorristica dei Nuvoletta di Marano (Napoli).
L'operazione "Doppio gioco" - Sono 12 persone che sono state rinchiuse in carcere nell’operazione della Guardia di Finanza e del Gico denominata ‘Doppio gioco’. Due quelle poste agli arresti domiciliari. Per altre nove è scattata una misura interdittiva dell’attività imprenditoriale e di qualsiasi attività lavorativa, anche impiegatizia, nell’ambito del mondo lavorativo che ruota intorno elle scommesse. A tutti viene contestata l’appartenenza al clan Santapaola-Ercolano. I finanzieri hanno sequestrato un patrimonio di 80 milioni di euro: tra disponibilità finanziarie tra Italia, Malta e Polonia disponibili su conti correnti per un valore di 62 milioni di euro; fabbricati e terreni in Emilia Romagna e Puglia; una società in Germania che si occupa di ristorazione.
Gli arrestati - In carcere sono finiti i fratelli Carmelo e Giuseppe Gabriele Placenti, rispettivamente di 47 e 34 anni, Cristian Di Mauro, di 28, Carmelo Rosario Raspante, di 61, Francesco Catacchio, di 41, Corrado Casto, di 63, Graziella Barberi, di 46, Antonino Agatino Epaminonda, di 54, Salvatore Sparacio, di 46, Giuseppe Boscarino, di 42, Paolo Ranmpino, di 37, e Ignazio Russo, di 55. Agli arresti domiciliari sono stati posti Gino Pennetta, di 44 anni, m e Antonio Di Marzo, di 49. L’interdizione dell’attività imprenditoriale è scattata per Alessandro Cammarata, di 42 anni, Francesco e Giuseppe Cocimano, rispettivamente di 36 e 46, Marco Daidone, di 48, Federico Di Cio, di 44, Angelo Fabio Mazzerbo, di 43, Salvatore Spinali, di 60, Alfredo Valenti, di 34, Leonardo Zappalà, di 60.
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