30/04/2021 07:33:00

"Sicilia, come sogno" una poesia di Marcello Ritondo

Sicilia, come un sogno 

Ognuno ha i suoi ricordi lontani
scolpiti nel cuore.
Io ho memoria d'aspri paesaggi
contesi da vecchi ormai muti, e di bianche trazzere a cavallo di muli

Ho memoria di donne innamorate coperte di lino
e di giovani riparati dall'ombra
sognando lontani ghiacciai,
o una piccola gebbia
come fosse un gran lido

I vecchi erano allora stregoni solitari,
odoravano sempre di vino, se ne stavano
immobili come statue sin dal mattino,
sembravano morti
seduti all'ombra di un pino

L'afa avvolgeva le bianche case scalcinate
come una nebbia sottile,
togliendo quasi il respiro.
E anche i cani se ne stavano morti
stecchiti all'ombra del fico.

Un focolare si accendeva alla sera
su una povera tavola,
non c'era molto da mangiare,
eppure, di notte, ognuno guardava le stelle e la luna con immensi sospiri.

Il sole percosse sempre la mia ombra, e
ogni volta tremavo
tra i ramarri e le serpi,
nel verso ghignante dei corvi,
scendendo il sentiero tra rocce selvagge

E quasi piangevo finché
non udivo il melodioso
cantico dell'acqua,
il suo dolce scintillio al sole
del mattino nella pallida shara

Le madri chiedevano sempre
ai figli di andare alla sorgente,
ed empire le preziose quartare,
ma di non avere paura, perché
il Signore li avrebbe guardati.

Tu eri allora un piccolo uomo ormai grande
e dovevi attraversare un sentiero scosceso
vicino agli ovili, là, nel villaggio dei pastori,
e sfidare così la sorte e il rabbioso latrare dei cani di mannara.

Ma più di una volta la sorte ti fu avversa.
Assalito da un branco di cani furiosi, dopo
una furibonda lotta, malgrado ti fossi difeso
con pietre e bastoni, eccoti a casa
con un morso a una gamba.

Oh, anni mai del tutto perduti,
vissuti nel petto rovente
della Figlia del Sole!
Non vendere a nessuno
i tuoi sospiri di allora.

Non barattare quel tempo
vissuto in un sogno perenne,
e non tradire la fame
e il dolore di una vita stentata
per un'oncia d'oro.

Hai mai visto qualcosa di più grande
nel mondo, o straniero,
che sentire nel Vespro crudele il tintinnio
di un gregge assetato e
il suo atroce belare ?

E poi di colpo vederlo piombare
nell'abbeveratoio, sospeso in una nuvola gialla
di polvere e di stupore?
Ognuno ha i suoi ricordi lontani
scolpiti nel cuore.

Io ho memoria d' infiniti paesaggi sospesi
nel tempo, di una Sicilia lontana
arcaica e sublime,
che ti accende e ti assale ad ogni ora
con voce gentile.

Marcello Ritondo