Castelvetrano. Chioschi abusivi, gli uffici passano la patata bollente al sindaco
E’ passato quasi un anno da quando è emersa la vicenda dei chioschi di Castelvetrano che non pagavano le tasse. Tra bar e fruttivendoli, una sessantina di esercizi (quasi tutti) non erano in regola coi tributi. E tanti nemmeno con le concessioni, le licenze, gli allacciamenti idrici, gli scarichi, l’occupazione del suolo… Una vera e propria “zona franca” consolidatasi nel corso degli anni, forse dei decenni, che avrebbe prodotto nei confronti del comune un debito di più di 650 mila euro. negli ultimi 5 anni. Il resto sarebbe ormai prescritto, diversamente si sarebbe superato il milione di euro.
Ma dopo un anno, i controlli integrati (non solo quelli sul versante tributario) si sarebbero fermati ad una decina di casi, rilevandone otto non in regola.
Questi otto però non avrebbero ad oggi ricevuto alcuna sanzione.
Che cosa è andato storto?
Il comune, aveva costituito una task force fatta da un agente di polizia municipale, un tecnico ed un impiegato dei tributi, per effettuare i sopralluoghi a tappeto in modo da procedere alla regolarizzazione delle attività. Esercizi commerciali generalmente collegati ad un settore che durante la pandemia più che andare incontro a cali di fatturato, ha avuto invece un incremento.
I problemi sembra siano sorti nel momento in cui i primi otto avrebbero dovuto ricevere i pesanti provvedimenti del caso.
Gli uffici tecnici si sarebbero avvitati sulle procedure al punto che, non essendoci accordo su “chi avrebbe dovuto fare cosa”, alla fine si sarebbe scelto di mettere tutto dentro un’ordinanza sindacale. Insomma, come se si fosse passata la patata bollente al primo cittadino, della serie “non è colpa nostra, noi siamo solo degli esecutori”.
E l’uovo di colombo è rappresentato dalla legge 94 del 2009, quella del “pacchetto sicurezza”, che consente ai sindaci di decidere su questioni “anche contingibili ed urgenti” di sicurezza, decoro, viabilità e danneggiamento del bene pubblico.
Si dirà, ma cosa c’entra questa legge con le sanzioni nei confronti di coloro che non sono in regola praticamente con niente e lavorano indisturbati?
E invece c’entra. Come si deduce da questa ordinanza preparata dai burocrati e fatta firmare anche al sindaco, in cui leggiamo che l’occupazione abusiva degli spazi pubblici avrebbe “determinato, da alcuni anni a questa parte, una incontrollata espansione delle attività per fini di commercio, compromettendo soprattutto nelle ore serali e notturne, l’ordinata e libera fruizione degli spazi pubblici”. Un fenomeno che comprometterebbe “la sicurezza della viabilità pedonale e veicolare, generando pericoli per la pubblica incolumità”, oltre che potenziale ostacolo “per i mezzi di soccorso”.
Sicurezza dunque, proprio l’ambito in cui grazie alla legge 94 del 2009 i sindaci possono “legiferare”. E il decoro?
Ma c’entra anche il decoro, con “l’incremento dell’abbandono di rifiuti – compresi rottami di vetro e latta – su vie e piazze…”.
L’ordinanza raggiunge il suo apice quando viene dato atto che “la sanzione della chiusura del pubblico esercizio o dell’esercizio commerciale si rivela quale misura accessoria alla violazione dell'art. 20 Codice della Strada, che già prevedeva l’obbligo di rimozione delle occupazioni abusive come rientrante nell’ordinaria attività di vigilanza e controllo da parte della Polizia Municipale, delle altre Forze di polizia nonché degli uffici competenti”.
E soprattutto quando viene constatato che “detta normativa, letta in combinato disposto, contiene una previsione in via ordinaria ed a prescindere dalla sussistenza di esigenze contingibili ed urgenti, per la quale viene attribuito alla discrezionalità del Sindaco lo specifico potere di disporre la chiusura dell’esercizio per il tempo indicato, sussistendone i presupposti di fatto (rectius l'occupazione non autorizzata di spazi ed aree pubbliche per fini commerciali)”.
E alla fine l’ordine (del sindaco) è quello di procedere contro chiunque occupi il suolo pubblico senza titolo, stabilendo che dopo 5 giorni consecutivi alla trasmissione del verbale di contestazione all’ufficio Tributi e al Suap, il responsabile di quest’ultimo servizio “procederà all’applicazione della sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio commerciale o del pubblico esercizio per un periodo di cinque giorni e comunque sino al completo ripristino dello stato dei luoghi.”
E’ come se l’organo burocratico fosse finito in un imbuto, costringendo l’organo politico a fare lo sceriffo. D’altra parte la legge 94, quella del “pacchetto sicurezza”, era nata per i cosiddetti “sindaci sceriffi”, con lo scopo di decidere aggirando gli uffici tecnici.
In questo caso ha invece tutta l’aria di essere una forzatura, per tirare fuori dagli impicci i burocrati.
Forse aveva ragione l’ex assessore Pillitteri, quando in una nostra intervista ci aveva detto che
“Castelvetrano ha la fortuna di avere dei responsabili di ufficio molto competenti, soprattutto nel settore finanziario e legale. Mi chiedo, retoricamente, se magari non sia stato proprio questo il problema: un’ottima competenza che potrebbe aver costituito un freno all’innovazione proposta dall’amministrazione politica. E’ una domanda aperta, che magari può diventare spunto di riflessione, sia tecnica che politica”.
Intanto, una cosa è certa: il sindaco, pur avendo la possibilità di adottare le misure di chiusura, non ne avrebbe l’obbligo. E in questo pasticcio di sicurezza, degrado ed occupazione abusiva, verrebbe buttato su un palco ostile, a recitare la parte dell’unico cattivo.
Egidio Morici
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