Corruzione: a processo Montante, Crocetta e due ex assessori regionali
Sono stati rinviati a giudizio i tredici indagati dell'inchiesta “Montante bis”. L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 22 gennaio a Caltanissetta.
I rinviati a giudizio - A processo andrà l’ex presidente degli industriali siciliani Antonello Montante, l’imprenditore Rosario Amarù, l’ex commissario dell’Irsap Maria Grazia Brandara, l’imprenditore ed ex presidente di Sicindustria Giuseppe Catanzaro, l’ex governatore Rosario Crocetta, l’ex capo centro della Dia di Palermo Giuseppe D’Agata, l’ex capo della Dia Arturo De Felice, il capo della sicurezza di Montante Diego Di Simone Perricone, gli ex assessori regionali alle Attività produttive Maria Lo Bello e Linda Vancheri, il vice questore in servizio allo scalo di Fiumicino, Vincenzo Savastano, l’ex capo centro della Dia di Caltanissetta Gaetano Scillia, l’imprenditore Carmelo Turco.
Per la procura di Caltanissetta Montante era a capo del "governo ombra" e di quella rete di corruzione che avrebbe manovrato l’allora presidente della Regione Crocetta, due assessori, burocrati e investigatori di alto profilo.
Montante avrebbe organizzato un’associazione a delinquere, insieme alle persone già coinvolte nel primo processo, chiuso in primo grado con condanne pesantissime, allo scopo di commettere più delitti contro la pubblica amministrazione e accedere al sistema informatico delle forze dell’ordine per costruire dossier contro “i nemici” e metterli all’angolo, “soddisfare interessi personali”, aiutare le persone “strettamente legate”.
Crocetta si sarebbe messo a disposizione di Montante "asservendo agli interessi di quest’ultimo e dei soggetti a lui legati gli apparati dell’amministrazione regionale sottoposti, direttamente indirettamente ai suoi poteri di indirizzo vigilanza e coordinamento”. Montante poteva condizionare le scelte del governo regionale, dalla nomina degli assessori all’adozione di provvedimenti che avrebbero favorito Montante e gli imprenditori a lui legati.
Crocetta avrebbe ottenuto in cambio risorse economiche in nero da Catanzaro, Amarù e Turco per finanziare la sua campagna elettorale del 2012 e l’intervento di Montante per “evitare la diffusione di un video a contenuto sessuale che ritraeva Crocetta”. Catanzaro a sua volta avrebbe ottenuto delle dritte e dei favori per la sua società.
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