Condannato a 11 mesi l’automobilista che travolse e uccise il ciclista Enzo Pantaleo
E’ stato condannato ad 11 mesi con pena sospesa e sospensione della patente per due anni e mezzo, Antonio Felice Fratello, l’automobilista che investì e uccise Vincenzo Pantaleo, appassionato ciclista, morto il 21 ottobre del 2020, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
Pantaleo fu investito il 23 novembre del 2019, da una Ford Ka guidata da un castelvetranese oggi 77 enne, mentre pedalava lungo la strada provinciale 81 in direzione Triscina.
Il reato di “lesioni gravissime”, in seguito alla sua morte fu riqualificato in “omicidio stradale”, punito con una pena che va da 2 a 7 anni di reclusione.
La condanna a soli 11 mesi, emessa dal Giudice per le indagini preliminari, parte dalla pena base (appunto, 2 anni), ridotta ad 1 anno e 4 mesi per le attenuanti generiche ed ulteriormente ridotta per la scelta del rito speciale del patteggiamento.
Fratello ha anche un precedente penale che però, come scrive il giudice, è “uno solo, non recente”.
Ma uno dei motivi principali del perché il Gip abbia determinato in 11 mesi la pena di un omicidio stradale sta nel fatto che l’anziano automobilista, difeso dall’avvocato Vincenzo Salvo, non sarebbe stato il solo a provocare la morte di Vincenzo Pantaleo.
Ci sarebbe stata infatti una cooperazione colposa con un pastore, che non avrebbe vigilato su una pecora che “sfuggendo al suo controllo – si legge – invadeva la strada provinciale 81 impattando contro il veicolo” condotto dall’automobilista.
Un “impatto” che però non avrebbe procurato la morte dell’animale, né un suo ferimento grave.
Il processo contro il pastore non è ancora cominciato. Potrebbe essere determinate, in un eventuale dibattimento, capire quanto la pecora abbia interferito nel tragitto della Ford Ka prima che investisse Vincenzo Pantaleo. Così come sarebbe interessante sapere se l’auto abbia lasciato segni di frenata, nel tentativo di evitare la pecora in un primo momento ed il ciclista dopo.
Da questa sentenza sembrerebbe di no, dal momento che l’allora 75 enne non avrebbe arrestato la marcia del veicolo o comunque rallentato in maniera adeguata ad evitare l’impatto con la pecora sfuggita al gregge.
Insomma, se l’anziano avesse investito il ciclista dopo aver evitato l’animale, senza però toccarlo, la pena sarebbe stata diversa, perché probabilmente non sarebbe stato coinvolto il pastore.
“Una pena più severa non ci avrebbe riportato in vita mio fratello, lo so – ha commentato Simone Pantaleo – Noi familiari non vogliamo certo vendetta, ma 11 mesi per un omicidio stradale, non sono certo un esempio di giustizia. Dopo la morte di Enzo, avevo smesso di andare in bicicletta, poi ho ripreso. Ancora oggi, a volte mi giro indietro come per aspettarlo. Ma lui non tornerà più. Ed è sempre un tuffo al cuore”.
Egidio Morici
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