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03/08/2022 07:10:00

Casa di Riposo di Marsala e la denuncia di Genna. Una replica dell'avvocato Bellafiore

 Gentile Direttore,
per la prima volta mi avvalgo dell’istituto del diritto di replica/rettifica per chiarire alcuni fatti e circostanze che ho avuto modo di leggere nell’articolo pubblicato il 02 agosto 2022 sulla testata on-line TP24.it, che riportava le dichiarazioni dell’ex Commissario della Ipab regionale Giovanni XXIII di Marsala; anche perché, come sempre, le cose non dette e lasciate intendere appaiono sempre più intriganti di quelle effettivamente scritte.


Nel predetto articolo si legge: “discutibile e per molti versi immotivata è stata, al riguardo, la scelta dell’Ente di opporsi, tramite l’Avv. Sergio Bellafiore, ad ogni decreto ingiuntivo ottenuto dai dipendenti per il pagamento delle proprie retribuzioni, opposizioni che hanno visto la Casa di Riposo soccombere sistematicamente, con conseguenti e consistenti spese legali da dover corrispondere sia ai dipendenti, sia all’Avv. Bellafiore. Da qui, l’inizio del declino dell’Ente, …”
Il dott. Genna, dunque, lascerebbe intendere che le perdite di bilancio dell’Ente, per circa 3 milioni di euro, siano la conseguenza delle opposizioni ai decreti ingiuntivi promosse dall’Ipab e delle relative spese legali. Com’è noto il default della Ipab Giovanni XXIII (e di tutte le Ipab regionali) è dovuto: da un lato ai mancati trasferimenti della regione che prima coprivano fino all’80% circa delle spese di bilancio e dalle mancate entrate dell’Ente per la riduzione sistematica degli anziani ospitati e relative rette mensili; dall’altro da una spesa ingessata da costi fissi soprattutto per la struttura ed il personale dipendente a tempo indeterminato (con pianta organica fissa e stabilita dalla Regione Sicilia) che, nei periodi di attività superava le 20 unità.
Proprio a seguito dell’impossibilità di pagare gli stipendi e i fornitori, a causa della mancanza di entrate, si è generato negli anni gran parte di quel contenzioso tra i dipendenti e l’Ipab al quale il dott. Genna ha fatto riferimento. Il contenzioso è dunque la conseguenza del default, non la causa.
A seguito di tale contenzioso, già presente durante la gestione del dott. Genna e nelle precedenti, i vari commissari che si sono succeduti hanno ritenuto - con il mio patrocinio, ma anche con quello di altri colleghi avvocati - di resistere in giudizio ai ricorsi ed alle esecuzioni che l’Ipab subiva: sia perché le azioni legali erano a volte infondate ed errate negli importi indicati (come riconosciuto in diverse sentenze); sia per assicurare a tutti i lavoratori e non solo a quelli che agivano giudizialmente, il pagamento, di volta in volta, delle mensilità che era possibile corrispondere, evitando che un lavoratore ricevesse tutte le somme disponibili e tutti gli altri rimanessero senza prender nulla. Molte sentenze, inoltre, sono state favorevoli all’Ipab, persino ed a volte con condanna a carico dei lavoratori alle spese legali; dunque, non risponde al vero la dichiarazione che l’Ipab soccombeva sistematicamente.
Lo stesso commissario Genna, cessato il mandato, ha promosso azione legale contro l’Ipab per il recupero delle sue indennità, ma a seguito delle opposizioni e difese messe in campo dall’Ipab, con il mio patrocino, ad oggi tali emolumenti non sono stati pagati; come non sono stati pagati quelli di altri commissari, nonché quelli dello scrivente, di alcuni fornitori e dei lavoratori, quest’ultimi (giustamente) preferiti nell’ordine dei pagamenti.
A ciò si aggiunga la circostanza, ben nota al dott. Genna, che tutte le decisioni dell’Ipab vengono assunte dai commissari straordinari che, tramite delibera, decidono, ad esempio, se costituirsi in giudizio e nominare un avvocato; ovvero pagare alcuni debiti, secondo le disponibilità di bilancio, dando mandato alla segreteria (in passato retta dalla stimata d.ssa Onella Reina) , organo meramente esecutivo, di emettere i relativi mandati e trasmetterli alla tesoreria.
Il colmo ed il paradosso delle argomentazioni avanzate nel richiamato articolo è che: similmente ad altri commissari, anche il dott. Genna, quale commissario in carica, tramite propria delibera, ha nominato alcuni legali per difendere l’Ipab in vari contenziosi, così come era normale e giusto fare, per assicurare una difesa giudiziale all’Ente.
Infine, capisco il desiderio del dott. Genna di far conoscere all’opinione pubblica il suo punto di vista sui fatti e circostanze che lo hanno visto coinvolto in prima persona, ma proprio per tale motivo e per i disagi personali e familiari che riferisce il dott. Genna, il suo punto di vista appare poco obiettivo ed omissivo: ad esempio quando omette di riferire di essere stato condannato dal Tribunale di Marsala con sentenza di primo grado n.983/2021 del 30/09/2021 per fatti attinenti al suo mandato di commissario (falsificazione dei bilanci) e per i reati previsti e puniti dagli artt. 640, co II, n.1 (truffa aggravata); 61 n.2; e 479 del codice penale (falsità ideologica aggravata commessa da pubblico ufficiale). Detta condanna penale ai danni del dott. Genna, che non è definitiva ed avverso la quale è pendente appello, personalmente mi auguro che possa essere riformata/annullata in appello, non solo per la serenità del dott. Genna e della sua famiglia, ma anche dell’Ipab, troppo volte tirata in ballo sui giornali per motivi inconsistenti (come quelli individuati dall’articolo pubblicato), piuttosto che per le indubbie responsabilità politiche, soprattutto della Regione Sicilia, che sono le reali cause del default dell’Ipab Giovanni XXIII° e di tutte le Ipab regionali.

Distinti saluti.

 Avv. Sergio Bellafiore



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