Il Modione diventa di nuovo nero. C’è una persona che commette ogni anno lo stesso reato
Chi sversa nel Modione gli scarti della molitura delle olive? Che fine hanno fatto le indagini tra il 2019 ed il 2021? Ogni anno, il fiume si tinge di nero ed il 2022 non ha fatto eccezione.
Perché… è inquinato?
Nell’ottobre 2020 ci eravamo chiesti quali oleifici inquinassero il mare di Selinunte. Sono passati due anni esatti. Tanta acqua sotto i ponti. Soprattutto quella di vegetazione. E infatti il Modione, che scarica ai piedi del parco archeologico più grande l’Europa, oggi è di nuovo nero a causa degli scarti di molitura delle olive. Che hanno un potere inquinante 200 volte superiore a quello delle fogne. 200!
Si dirà che il Modione non è il Po e che non dovrebbe essere difficile risalire ai punti di sversamento. E chi continua a chiedersi come mai le forze dell’ordine non ci siano ancora riusciti, forse non sa che chi sversava era stato già scoperto negli anni scorsi. E sapete cos’è successo? Niente.
Non è una cosa che sappiamo adesso. Lo sappiamo già dall’anno scorso, quando nel gennaio del 2021la commissione parlamentare di inchiesta “sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” aveva audito il procuratore del Tribunale di Marsala, Vincenzo Pantaleo, insieme al sostituto Maria Milia.
Pantaleo aveva infatti riferito di indagini in corso di polizia giudiziaria per l’individuazione degli autori del reato, affermando anche che non solo dal controllo del depuratore della città (che scarica appunto nel Modione), nelle relative griglie erano state trovate “foglie e olive che indicano un’attività di sversamento diretto nell’impianto fognario da parte di opifici del territorio di reflui della lavorazione non depurati”. Ma anche che erano in corso da due anni (quindi già dal 2019) dei procedimenti che riguardavano “sempre la stessa persona che gestisce una cantina vitivinicola”.
Procedimenti che si erano conclusi con delle sanzioni per “sversamento di acque reflue non autorizzato” che non hanno avuto alcun effetto deterrente. Perché? “Perché questa persona ogni anno commette lo stesso reato”.
Certo, non si tratta di un unico responsabile. Ma le condizioni necessarie per un intervento non sono delle più facili. Soprattutto perché gli sversamenti sono veloci e gli accertamenti sono lenti.
Senza contare i tempi di prescrizione che sono ridottissimi, come ha sottolineato la dottoressa Maria Milia, sentita nella stessa audizione.
Sì, perché se il Modione diventa nero, prima di intervenire bisogna che l’Arpa certifichi l’inquinamento da acque di vegetazione. E allora, prelievo del campione, attesa dei risultati di laboratorio… tempi lunghi. E prima che hai acquisito le prove dell’illecito, può succedere che intervenga la prescrizione. “Tant’è che abbiamo diversi procedimenti che si sono poi conclusi con richieste di archiviazione per intervenuta prescrizione” aveva precisato la dottoressa Milia.
E’ come se si chiedesse allo Stato di intervenire e ci si sentisse rispondere “Perché? Siamo sicuri che si tratta di uno sversamento? Facciamo analizzare l’acqua”.
E questa cosa in Sicilia ricorda vagamente “Il Giorno della Civetta”: “Chi ha sparato?”... “Perché… hanno sparato?”.
Egidio Morici
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