Per anni i rifiuti della provincia di Trapani hanno viaggiato per la Sicilia. Camion verso altre discariche, costi esplosi, Comuni in affanno e Tari sempre più pesanti. Adesso Trapani Servizi prova a chiudere quella stagione e mette sul tavolo una data: 1 luglio 2026. È il giorno indicato come obiettivo per rendere operativa la nuova vasca TPS1 di contrada Borranea, la discarica che dovrebbe garantire circa tre anni di autonomia alla provincia.
La notizia arriva mentre il sistema rifiuti siciliano continua a vivere in equilibrio precario, tra impianti saturi, termovalorizzatori ancora lontani e discariche quasi esaurite. E i numeri spiegano perché questa apertura viene considerata strategica. Nel 2024 la provincia di Trapani ha prodotto oltre 182 mila tonnellate di rifiuti urbani. La raccolta differenziata ha superato il 77%, ma restano comunque quasi 42 mila tonnellate di indifferenziato da smaltire. Quando non c’è spazio nelle discariche del territorio, quei rifiuti devono partire verso altri impianti siciliani. Secondo i sindaci della SRR Trapani Nord, negli anni peggiori il costo dello smaltimento fuori provincia è arrivato fino a 400 euro a tonnellata. Tradotto: un sistema che teoricamente può valere oltre 16 milioni di euro l’anno tra conferimenti, trasporti e gestione dell’emergenza.
Ecco perché la TPS1 viene vista come una boccata d’ossigeno.
La data: “Dal primo luglio vogliamo essere operativi”
“I lavori della vasca TPS1 sono ormai nella fase finale, quasi terminati”, spiega l’ingegnere Salvatore Accardo, amministratore unico di Trapani Servizi dal ottobre 2025, già direttore tecnico della partecipata prima del passaggio a un’azienda privata del settore edile.
La ditta incaricata avrebbe accumulato qualche ritardo, ma secondo Accardo il cantiere dovrà essere chiuso entro fine maggio. Poi scatteranno collaudi, verifiche tecnico-amministrative e gli ultimi passaggi burocratici.
“Mi sono posto cautelativamente il primo luglio come deadline. Auspico veramente che da quella data la TPS1 possa essere operativa”.
La nuova vasca avrebbe una capacità di circa 300 mila metri cubi. “Per il fabbisogno della provincia dovremmo garantire autonomia per circa tre anni”, dice Accardo.
Il “turismo dei rifiuti” che pesa sui cittadini
Il punto centrale però è economico. Negli ultimi due anni i rifiuti prodotti nel Trapanese sono stati spesso trasferiti fuori provincia. Un meccanismo che ha inciso sui conti dei Comuni e quindi indirettamente sulle tasche dei cittadini.
“Potremo finalmente gestire i rifiuti nell’ambito della provincia di Trapani ed evitare questo turismo del rifiuto che ha fatto danni sia alla società sia ai Comuni”, afferma Accardo.
Dietro questa frase c’è una realtà che amministratori e tecnici conoscono bene: quando una discarica si avvicina alla saturazione, i costi aumentano immediatamente. Più chilometri, più trasporti, più emergenze e meno margini di programmazione.
La corsa contro il tempo della Regione
Trapani Servizi guarda anche oltre la TPS1. In Sicilia molte discariche stanno esaurendo le volumetrie residue e la Regione accelera sui termovalorizzatori. Ma i tempi non saranno brevi.
“Da mia esperienza ritengo che almeno un paio d’anni ci vogliano prima della loro realizzazione”, osserva Accardo.
L’obiettivo europeo resta il 2030, anno in cui il conferimento in discarica dovrà ridursi drasticamente fino a circa il 10% dei rifiuti prodotti. Ma nel frattempo le discariche continuano a restare indispensabili.
Accardo sottolinea anche che Trapani è tra le province siciliane più avanzate nella differenziata. “Però oltre un certo limite serve il recupero energetico. Il termovalorizzatore svolge proprio quel ruolo”.
Pochi dipendenti e nuovi bandi
Dentro Trapani Servizi intanto si lavora anche alla riorganizzazione interna. L’amministratore unico descrive una società con personale ridotto e molti dipendenti vicini alla pensione.
“Siamo ancora pochi e volenterosi e l’età media è alta”.
Per questo entro fine anno potrebbero arrivare nuovi bandi. “Il ricambio deve esserci per forza. Qualche assunzione sarà necessaria”.
La partecipata punta anche a chiudere il bilancio 2026 in attivo. “Già non chiudere in negativo significa dare slancio al futuro”, dice Accardo.
Sul tavolo resta anche il vecchio contenzioso sui terreni della storica discarica di Borranea, chiuso nelle scorse settimane con la procedura di acquisizione sanante dopo la sentenza del Tar. Ma Accardo chiarisce che quella vicenda riguarda “terreni vecchi degli anni Duemila” e non la nuova TPS1.
Il vecchio contenzioso sui terreni: il Tar e il paradosso della discarica
Sul futuro della TPS1 continua però a pesare anche l’ombra del passato. Nelle scorse settimane il Tar ha chiuso un vecchio contenzioso legato ai terreni utilizzati negli anni Duemila per l’espansione della discarica di contrada Borranea. Il Comune di Trapani dovrà pagare circa 132 mila euro ai proprietari delle aree occupate e trasformate in discarica.
La vicenda nasce da terreni privati diventati negli anni parte del sistema pubblico dei rifiuti. Nelle carte comunali si legge che quelle aree sarebbero ormai “irreversibilmente trasformate” e impossibili da restituire ai proprietari. Per questo si è arrivati all’“acquisizione sanante”, cioè all’acquisto definitivo da parte del Comune dopo la sentenza del Tar.
Il punto più duro emerge però nelle relazioni tecniche utilizzate per stabilire il valore dei terreni. Il Comune sostiene infatti che oggi quelle aree valgano pochissimo proprio perché ormai utilizzate come discarica e non più sfruttabili né per edilizia né per agricoltura. Una frase contenuta negli atti riassume tutto il paradosso della vicenda: “Neppure è possibile piantare un albero”. In sostanza: il terreno viene svalutato dal danno provocato dalla stessa trasformazione in discarica.