Incendio doloso e simulazione di reato: assolto il mazarese Lucio Giacalone
Il 67enne mazarese Lucio Giacalone, fratello di Bruno Giacalone (condannato in primo grado a 18 anni di carcere nel processo di mafia “Annozero”), è stato assolto dalle accuse di incendio doloso e simulazione di reato.
La sentenza è del giudice monocratico di Marsala Giusi Montericcio. La perizia medico-legale chiesta dall’avvocato Vito Cimiotta si è rivelata, quindi, la carta vincente per l’imputato. Giacalone era chiamato a difendersi, in particolare, dall’accusa di aver incendiato una piattaforma aerea elevabile, il cosiddetto “ragno”, di proprietà dell’imprenditore edile Michele Tumbiolo.
L’atto intimidatorio fu commesso a Mazara del Vallo il 7 agosto 2017. Ma il medico legale nominato dal giudice Montericcio su richiesta dell’avvocato Cimiotta ha stabilito, dando di fatto ragione alla difesa, che ad un soggetto di quell’età “occorrono più di due minuti per percorrere 130 metri con una frattura pertrocanterica scomposta”. La distanza è quella tra il luogo dell’attentato incendiario e quella dove il Giacalone venne trovato dalla polizia. Lui disse di essere stato investito poco prima da un’auto pirata. Ma non fu creduto. Per gli investigatori, invece, si era ferito nell’attentato. E per questo motivo è finito pure a processo, a Bologna, per truffa ad una compagnia assicurativa. Adesso, la perizia l’ha scagionato. “C'è qualche cosa che non va nei tempi – aveva sostenuto il legale di Giacalone - Il soggetto che viene ripreso dalle telecamere a 130 metri di distanza dal luogo dell'incendio potrebbe non essere lo stesso trovato seduto nella via Mantova. Il primo soggetto, con due fratture all'anca, avrebbe percorso 130 metri in due minuti. Secondo la Procura sarebbe lo stesso che avrebbe percorso gli ultimi 20 metri in 5 minuti. Com’è possibile che per 130 metri ci stia due minuti e per 20 metri 5 minuti?”. Secondo l’accusa, il Giacalone, per allontanare da se i sospetti quale possibile autore dell’attentato incendiario, avrebbe presentato in Commissariato denuncia contro ignoti affermando che quella notte, intorno alle 3, in via Leto, una Fiat Panda lo investì, fuggendo subito dopo. Il fatto è emerso nell’inchiesta di mafia “AnnoZero”. Al fratello Bruno Giacalone viene, infatti, contestato di aver cercato di obbligare il Tumbiolo a ritirare la querela. E per l’avvocato Cimiotta l’assoluzione di Lucio Giacalone potrebbe anche avere un’influenza nel processo d’appello a Bruno Giacalone. Appello il cui avvio è stato fissato per il prossimo 3 maggio.
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