Lo scontro Bica-Catania infiamma Fratelli d'Italia in provincia di Trapani
La classe dirigente di Fratelli d’Italia nel trapanese ci ha provato a raccontare che non c’è nessuna faida interna, che non c’è area e non ci sono correnti ma evidentemente mentre lo raccontavano hanno dimenticato di chiudere le finestre.
Quella che è in scena è una chiara mossa interna che divide il partito in classe dirigente pro Giuseppe Bica e classe dirigente pro Nicola Catania.
Quest’ultimo è attuale deputato regionale, eletto nella lista dei meloniani, alla sua elezione ha fatto ricorso il secondo dei non eletti, Bica. Ricorso che è stato vinto da Bica, pare infatti che Catania fosse sia incandidabile che ineleggibile, il deputato ha presentato appello e pertanto resta attualmente all’ARS.
Una parte dei meloninani della provincia di Trapani capeggiata da Giorgio Randazzo e Livio Marrocco, con appoggio anche dell’onorevole Michele Rallo, hanno scritto a Gaetano Galvagno, presidente dell’ARS, chiedendo il pieno rispetto delle norme.
Nel mirino c’è un emendamento che potrebbe salvare Catania, è riconducibile al collegato bis e riguarda l’interpretazione autentica della legge regionale 9 del 2010 sui rifiuti. Catania durante la campagna elettorale per le regionali era presidente della Srr Trapani Sud e da lì proprio la incandidabilità. I firmatari della lettera chiedono a Galvagno di essere o un “Presidente al di sopra delle parti, intendiamo elevare le nostre perplessità circa la decisione di includere in un emendamento una questione elettorale che stupisce sia per il contenuto, sia per la sede scelta e sia per i tempi individuati”. Guarda caso, scrivono i meloniani, l’interpretazione di questa legge regionale avviene dopo 13 anni dalla approvazione della stessa: “Fatto veramente inusuale stante che per tanti anni non ha mai incontrato perplessità in nessuno direttamente o indirettamente interessato alle norme che si vorrebbero stravolgere”. Insistono poi sulla non opportuna rivalutazione anche a fronte di un ricorso pendente: “E' evidente che la norma che si vorrebbe di fatto annullare riguarda un Deputato regionale dichiarato decaduto da un Tribunale con la conseguente pronuncia di decadenza da parte del Parlamento regionale e che soltanto a seguito di appello del Deputato regionale in questione, lo stesso può ancora sedere nei banchi di Sala d’Ercole. E’ evidente che il Tribunale in appello si pronuncerà nel pieno rispetto delle leggi regionali e nazionali, ma appare veramente deludente il tentativo di cambiare le regole in corso d’opera nel vano tentativo di salvare la poltrona ad un Deputato regionale che un Tribunale ha dichiarato che non avrebbe potuto essere insediato in tale ruolo. Tentare adesso di “mortificare” il pronunciamento di un Tribunale appare non in linea con le tradizioni del nostro Parlamento regionale e che consentire la trattazione di tale proposta sarebbe interpretata dai Siciliani come un Parlamento soggetto alle pressioni di interesse personale a danno di altri che nel rispetto delle leggi reclamano legalità e trasparenza”.
Ma c’è di più in questa lunga lettera entrano proprio nella questione dei rifiuti: “Il settore dei rifiuti è da sempre considerato uno dei più esposti agli interessi mafiosi. La norma in approvazione spoglia la Regione Siciliana del potere di vigilanza che, senza alcun dubbio, costituisce un presidio fondamentale contro i possibili tentativi di infiltrazione mafiosa. Di contro si vuole che la regione abdichi al proprio ruolo di controllo, dimenticando che le SRR svolgono un servizio pubblico, con l'impiego di imponenti risorse finanziarie pubbliche”.
Se non sono queste correnti all’interno del partito verrebbe da chiedere, a chi sottolinea lo stato di festa e di armonia continua, come le chiamerebbe.
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