Radioterapia a Trapani. In campo anche Tranchida. Le tappe dello scandalo
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Sono passati quasi 15 anni dalla prima volta in cui a Trapani si è parlato di realizzare un padiglione per la radioterapia. 15 anni di promesse, protocolli, progetti, finanziamenti annunciati, e marce indietro.
In questi anni i cittadini hanno raccolto firme e creato comitati, hanno protestato e reso pubblica la delusione dei malati oncologici e delle loro famiglie per una struttura fondamentale che non è stata ancora realizzata. Le ultime notizie, di queste settimane, riguardano un ulteriore stanziamento di 11 milioni di euro che si aggiungerebbero ai 17 milioni già previsti per realizzare la struttura alle spalle dell’ospedale S. Antonio Abate.
In questi giorni è intervenuto anche il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, con una lettera al Governo nazionale e a quello regionale per sollecitare un intervento e sbloccare la situazione.
Tranchida, da presidente dell’assemblea dei sindaci del distretto sanitario di Trapani, ricorda lo sforzo dei Comuni che “hanno investito denaro pubblico per assicurare ai cittadini malati oncologici il trasporto da e per i Centri in cui si effettua la radioterapia sottraendo dette risorse ad altri servizi da rendere alle fasce deboli delle nostre comunità”.
Tranchida parla di una “situazione che lascia amarezza, tanta amarezza. Resa ancora più intollerabili dall’essere venuti a conoscenza del fatto che per la realizzazione di tale importante e vitale opera i finanziamenti esistono e che manca solo l’adozione da parte del Governo Regionale della delibera per il completamento dell’attività relativa all’emergenza Covid nella quale sono inclusi gli 11 milioni di euro destinati alla Radioterapia”. Il sindaco ripercorre anche le tappe di questi 15 anni di attesa, dalla firma del primo protocollo d’intesa alla nascita del comitato cittadino.
“Al di là del colore politico chiedo un repentino cambio di marcia e un intervento risolutivo affinchè il diritto alla salute dei siciliani tutti, anche quelli della provincia di Trapani, sia garantito e rispettato”, conclude il sindaco. Ecco la sua lettera.
Le tappe. Tutto comincia il 19 febbraio 2009, con la firma del protocollo con il quale il Comune di Erice cede all’Asp il terreno per realizzare la Radioterapia. Poco tempo dopo, nel 2010, la prima marcia indietro:: in provincia di Trapani può esserci solo una Radioterapia, a Mazara del Vallo. I cittadini protestano, vengono raccolte 30 mila firme che i sindaci del territorio portano all’allora Governatore, Raffaele Lombardo che assicura: “Entro sei mesi trovo i soldi”. I soldi non vengono trovati, l’assessore Massimo Russo annuncia: “La provincia di Trapani avrà due centri di radioterapia, a Mazara e Trapani”. Febbraio 2012. L’Asp approva il progetto preliminare del nuovo edificio per la Radioterapia. Tutto ciò al fine di avviare la procedura di variante urbanistica per il cambio di destinazione d’uso dell’area. Passano altri 4 anni, si conclude la procedura di variante urbanistica e l’Asp definisce il progetto preliminare: il costo nel 2016 è di 13,5 milioni di euro. Intanto a novembre 2017 apre la Radioterapia a Mazara, in convenzione con la clinica Santa Teresa di Bagheria. A Trapani ancora nulla. E’ il Febbraio 2018. L’assessorato alla Salute finanzia l’opera per 14 milioni di euro per l’ampliamento del Sant’Antonio Abate e per 3,4 milioni per la realizzazione del Servizio di Radioterapia. L’Asp assicura che non ci saranno altri ritardi. Ma passano altri quattro anni, ci si mette il Covid, e proprio dai fondi post emergenza dovrebbero arrivare le risorse. Nel frattempo stanchi delle promesse a vuoto i cittadini protestano, ancora, e si costituisce un comitato che inizia una battaglia a tutto campo per la realizzazione del padiglione con la Radioterapia. A settembre 2023 si scopre che i fondi non bastano più, il costo dell’opera è di 28 milioni di euro, servono altri 11 milioni che dovrebbero arrivare dalla Regione.
Ecco la videoscheda con le tappe dello scandalo.
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