Le giovani che a Marsala hanno picchiato un'altra donna: una chiede l'abbreviato
Tramite il suo legale, l’avvocato Vincenzo Forti, ha chiesto di essere processata con rito abbreviato una delle tre ragazze marsalesi accusate di avere aggredito e picchiato una giovane donna per “gelosia”.
A chiedere l’abbreviato, davanti al giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Marsala Annalisa Amato, è stata la 22enne Francesca Valenza. “E’ stata la stessa persona offesa (L.C.E., classe ’92, ndr) – ha dichiarato l’avvocato Forti – ad escludere che la mia cliente l’abbia aggredita, aggiungendo che a picchiarla è stata solo una delle tre ragazze imputate”.
E per questo, il legale, oltre a chiedere l’abbreviato, ha chiesto anche che la sua cliente venga ascoltata dal giudice. Ciò dovrebbe accadere alla prossima udienza, fissata per il 18 gennaio, quando accusa (pm Stefania Tredici) e difesa dovrebbero esporre le loro ragioni. Poi, il gup Amato dovrebbe decidere. Sia per l’abbreviato, che per le richieste di rinvio a giudizio relative alle altre due imputate: Monia Marino, di 25 anni, e Stella D’Acquisto, di 26, rispettivamente difese dagli avvocati Diego Tranchida e Antonino Zichittella.
In questa prima udienza preliminare, intanto, si è costituita parte civile la giovane aggredita. Ad assisterla è l’avvocato Ornella Cialona. Il reato contestato alle tre ragazze alla sbarra è lesioni personali aggravate in concorso. Secondo l’accusa, la notte del 7 agosto del 2022, diedero appuntamento all’allora 29enne L.C.E. nello spiazzo antistante il laboratorio di pasticceria “Dolce Vita” di contrada Dara, sulla strada statale 115 per Trapani, e al suo arrivo l’avrebbero aggredita con calci e pugni, provocandole lesioni (contusioni ed escoriazioni) che al Pronto soccorso dell’ospedale “Borsellino” di Marsala vennero giudicate guaribili in dieci giorni. In particolare, nel capo d’accusa si legge che Monia Marino avrebbe prima sferrato alla tempia della sua presunta avversaria in amore, colpendola poi con calci al ventre e in altre parti del corpo. E avrebbe continuato ad infierire, sempre con calci e pugni, anche dopo che la vittima si era accasciata a terra, tirandole anche i capelli e facendole sbattere la faccia contro l’auto che, nel frattempo, le sue due presunte complici avevano spostato (per l’accusa, allo scopo di impedire alla malcapitata di fuggire). E per questo, D’Acquisto e Valenza sono accusate anche di violenza privata. Qualche giorno dopo, L.C.E. si recò dai carabinieri per sporgere querela.
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