Natale con la guerra in Palestina. Siamo vicini a chi soffre per la guerra
La vigilia di Natale come da tradizione si è tenuta nella basilica di San Pietro la messa presieduta dal Papa. Nell'angelus della mattina il vescovo di Roma aveva detto:"A tutti voi auguro buona domenica e una vigilia di Natale nella preghiera, nel calore degli affetti e nella sobrietà. Permettetemi una raccomandazione: non confondiamo la festa con il consumismo! Si può - e come cristiani si deve - festeggiare in semplicità, senza sprechi, e condividendo con chi manca del necessario o manca di compagnia. Siamo vicini ai nostri fratelli e sorelle che soffrono per la guerra: pensiamo alla Palestina, a Israele, all’Ucraina. Pensiamo anche a coloro che soffrono per la miseria, la fame, le schiavitù. Il Dio che ha preso per sé un cuore umano infonda umanità nei cuori degli uomini!" Concludendo con il rituale "E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo" nell'occasione ha aggiunto:"e buon Natale a tutti! Arrivederci!"
Tornando alla funzione serale si è appreso che Sara Netanyahu, moglie del Primo ministro di Israele ha scritto a Francesco, non solo come moglie di Benjamin Netanyahu, ma come madre e donna.
Ha ricordato al Papa le atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre, che hanno comportato lo stupro e la mutilazione di uomini, donne e bambini e alla presa in ostaggio di centinaia di persone. "Settantotto giorni dopo le atrocità, Hamas tiene ancora in ostaggio 129 uomini, donne e bambini.[...].Molti di loro sono feriti e malati. Soffrono la fame e ad alcuni vengono negate le medicine di base di cui hanno bisogno per sopravvivere " aggiungendo "Santità, chiedo il suo intervento personale in questa questione.Per favore usate la vostra influenza per chiedere il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi senza indugio." Sarebbe stato più semplice chiedere al consorte di mettere fine alla vendetta ed esercitare la giustizia per differenziarsi dai criminali di Hamas. A Betlemme un presepio nella chiesa luterana, con il bambinello è avvolto nella tipica stoffa araba, la Kefiah, simbolo della causa palestinese. Gesù è appoggiato sopra delle pietre accatastate, delle macerie, a ricordare le case distrutte a Gaza come nella stessa West Bank dove gli israeliani attuano una politica sempre più aggressiva. Testate indipendenti riportano che dal 7 ottobre i coloni israeliani hanno ucciso oltre 100 palestinesi, quasi sempre nell’ambito di azioni punitive verso la popolazione civile che abita nei villaggi. Anche nelle frazioni della città palestinese le aggressioni si stanno moltiplicando. Finanche l'italiano Pierbattista Pizzaballa cardinale, patriarca cattolico e di Gerusalemme dei Latini, dell'Ordine dei frati minori, ha indossato la Kefiah al collo. La grotta della Natività delle diocesi greco-ortodossa, cattolica e armena è blindata dai soldati di re Saul.
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