Perché il 23 maggio 1992 e il 19 luglio non diventino esercizi di retorica.
A quindici giorni dal trentaquattresimo anniversario dell’omicidio di Giovanni Falcone, l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro — già condannato a sette anni di reclusione per favoreggiamento personale nei confronti di persone appartenenti alla mafia — ha chiesto il patteggiamento a tre anni nel procedimento giudiziario che riguarda la sanità siciliana, nel quale è imputato con accuse di corruzione e traffico di influenze. Il pubblico ministero ha dato il suo assenso; a breve è attesa la decisione del GUP.
Nell’ottobre 2020, Cuffaro, uscito dal carcere di Rebibbia nel dicembre 2015, fonda la “Democrazia Cristiana Sicilia Nuova”, che si presenta per la prima volta con una propria lista alle elezioni comunali del 2021 in Sicilia: a Favara (11,5% e tre eletti), Giarre (6,4% e un eletto), Caltagirone (6,7% e un eletto) e San Cataldo (4,4%).
Nel giugno 2022 contribuisce all’elezione di Roberto Lagalla a sindaco di Palermo con 10.389 voti (pari al 5,5%), eleggendo tre consiglieri comunali. Nel settembre dello stesso anno, alle regionali, ottiene 122.148 consensi in una lista con l’UDC (6,44%), a sostegno di Renato Schifani, eleggendo quattro deputati regionali, tre dei quali della nuova Dc.
Questi dati ribadiscono l’esistenza di un consenso che richiama una politica di tipo clientelare e riguarda l’area cuffariana, ma pongono anche una questione morale che investe i partiti e i movimenti che si sono — o erano pronti a — allearsi con Totò “Vasa Vasa”.
Anche Marsala non è stata immune dalle dinamiche legate a questo consenso. Il sindaco uscente ha riallacciato i rapporti con l’ex senatore, che ha sostenuto la sua giunta con due consiglieri comunali, Ferrantelli e Di Girolamo.
Sia Giulia Adamo sia Andreana Patti hanno accolto esponenti provenienti dal progetto Fici, che aveva ricevuto l’endorsement di Cuffaro. Per l’ex sindaca: Vito Milazzo, Martinico, Alagna, Genna, Bonomo e Pugliese. Per Patti: Gandolfo, Eleonora Milazzo, Giacalone, Coppola, Rodriguez, Carnese.
Sia ben chiaro: nessuno di loro ha responsabilità penali, ma il tema dell’opportunismo politico resta rilevante.
A tal proposito, giova ricordare il pensiero di Paolo Borsellino, espresso durante un incontro con gli studenti a Bassano del Grappa il 26 gennaio 1989:
“[…] le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, cioè i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato, ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo ‘schermo’ della sentenza e detto: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco: non ne conosci di gente disonesta che non è mai stata condannata perché non ci sono le prove? C’è però un grosso sospetto che dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici a fare pulizia e non soltanto a essere onesti, ma ad apparire onesti, facendo pulizia al proprio interno di tutti coloro che sono raggiunti, ovunque, da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reato”.
Cuffaro, nel settembre 2022, aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza la riabilitazione; nel febbraio 2023 è stata dichiarata estinta anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Un passaggio che attiene alla sfera giuridica.
Per quella politica, invece, sarebbe stata utile una maggiore cautela. Come ricordava Achille Ratti, alias Pio XI: “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”.
Cuffaro aveva inoltre dichiarato più volte la volontà di non occuparsi più di politica. Proprio per questo, una maggiore prudenza sarebbe stata opportuna.
Lo dobbiamo anche a Emanuela Loi: non basta intitolare una via alla sua memoria a Marsala, altrimenti anche questo rischia di diventare un esercizio di retorica.
Vittorio Alfieri