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01/01/2024 06:00:00

La mafia non è finita, la corruzione tornata in grande stile

La mafia non è finita. E la corruzione è tornata in grande stile. Non male come primo articolo dell'anno, vero? A dire che la mafia non è finita è il magistrato più famoso dell'anno, ormai, Maurizio De Lucia, procuratore di Palermo che ha arrestato, quasi un anno fa, Matteo Messina Denaro, l'ultimo dei latitanti.

"Dopo Messina Denaro - dice in un'intervista al quotidiano Avvenire - non ci siamo fermati. Ma se vogliamo continuare a contrastare i loro piani criminali, tutto deve funzionare".

«L’arresto di Matteo Messina Denaro era un dovere per le istituzioni», spiega oggi il procuratore Maurizio de Lucia, che di quell’operazione fu il regista. «La mafia non è finita allora, d’altra parte 160 anni di storia non si possono chiudere in poche settimane. Però siamo riusciti a indebolirla e abbiamo in testa una strategia chiara per continuare a colpirla, perché questa volta sappiamo dove i clan vogliono andare». La capacità del crimine di mimetizzarsi, di creare legami pericolosi e insondabili, di inabissarsi per poi riapparire improvvisamente, è ciò che maggiormente preoccupa. «Se vogliamo continuare a contrastare con efficacia i loro piani, ogni cosa deve funzionare. La macchina della giustizia ha bisogno di maggiore personale e di maggiori risorse» sottolinea ad Avvenire il magistrato che guida la Procura del capoluogo siciliano. 

Qui l'intervista completa. 

Sulla "corruzione tornata in grande stile", invece, interviene Federico Cafiero de Raho, ex procuratore nazionale antimafia, oggi parlamentare dei Cinque Stelle. Partendo dal caso Verdini, con l'inchiesta sulla corruzione all'Anas che agita la maggioranza, l'ex magistrato dice: "Con 200 miliardi da appaltare grazie al Pnrr, se la strada di accesso è così facile, allora vuol dire che siamo diventati un Paese senza regole e del tutto privo di correttezza”.

Secondo De Raho, "in vista di spendere i fondi del Pnrr, vanno pienamente osservati i principi di imparzialità e buon andamento, che sono garantiti da modelli organizzativi capaci di tutelare la trasparenza effettuando verifiche e controlli continui”. 

Ma il governo Meloni, purtroppo, ha attenuato tutti i controlli sugli appalti. “Sì, purtroppo i segnali ci sono, e ce ne sono tanti. L’Anac privata dei suoi poteri, eliminato il controllo concomitante della Corte dei conti, consentiti di nuovo i benefici penitenziari per i corruttori, soppressa addirittura per decreto legge l’utilizzabilità delle intercettazioni per i fatti di corruzione emersi in altri procedimenti, le misure di prevenzione vietate per la corruzione. E ancora, in spregio alla convenzione Ue sulla corruzione, ecco il tratto di penna sull’abuso ufficio e l’attenuazione del traffico di influenze. Tanti, troppi segnali, che ci costringono a chiedere al governo da che parte sta”, conclude De Raho, in questa intervista a Repubblica che potete leggere cliccando qui. 



Native | 25/04/2026
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