Insultare costa. Com'è finita con Corrao, gli hater grillini e Tp24
Sui social non si può offendere impunemente. E senza un costo anche in termini economici. Ne sanno qualcosa gli imputati del processo per diffamazione in danno del direttore responsabile e di una collaboratrice delle testate giornalistiche Rmc101 e Tp24.
Il processo che adesso si è concluso per nove dei dieci imputati per “condotta riparatoria”, ovvero risarcimento in denaro alle parti offese. Ad emettere sentenza di “non doversi procedere” per estinzione del reato per intervenuta offerta riparatoria è stato il giudice monocratico Bruno Vivona.
Tra gli imputati, l’eurodeputato Ignazio Corrao (ex M5S), che ha risarcito il direttore delle due testate giornalistiche, Giacomo Di Girolamo, la radio Rmc101 e una sua collaboratrice, Rossana Titone.
Attivisti o simpatizzanti del movimento pentastellato tutti gli altri imputati. L’unico a non versare un risarcimento è stato Franco Rapisarda, 63 anni, di Marsala, ex sottufficiale della Marina militare, la cui posizione è stata stralciata (rimane imputato).
A nove persone, tra le quali Corrao, sono state contestate frasi ritenute offensive pubblicate su facebook nel febbraio 2018 relative ad affermazioni ironiche pronunciate dai due speaker sulla testimone di giustizia Piera Aiello, all’epoca candidata alla Camera dei deputati (poi eletta) per il M5S nel collegio di Marsala durante una trasmissione di Rmc101, radio-tv dello stesso gruppo editoriale di Tp24, mentre a Rapisarda altre frasi, sempre su Fb, relative ad articoli pubblicati sulla testata on-line sempre su vicende del movimento grillino.
Gli altri ormai ex imputati erano Lisa Faraci, 46 anni, di Caltanissetta, Fabio Diego Ferrara, di 43, di Castelvetrano, Tatiana Pergolini, di 52, di Roma, Vincenzo Antonio Pandico, di 60 anni, di Liveri (Na), Tiziana Maniscalco, di 47, di Marsala, Laura Daccò, di 58, di Casate (Mi), Tonino Landini, di 62, di Senigallia (An), e Clara Giovannini, di 69, nata a Roma e residente a Sondrio.
A Corrao, in particolare, si contestavano le frasi “un esempio squallido di giornalismo locale… con che tipo di fango si deve avere a che fare”, definendo, inoltre, i due conduttori radiofonici degli “sciacalli”. Giudizi accompagnati da un video con i volti dei due.
Offensive e volgari (“merde”, “bastardi”, “coglioni”, etc.) le frasi pubblicate da diversi altri imputati. Ad assistere giornalisti ed editore è stato l’avvocato Valerio Vartolo, che ha dichiarato: “Il risarcimento offerto dagli imputati alle persone offese, costituite parte civile, segna un importante punto di svolta: sui social non si può offendere impunemente, e anche i social, contrariamente a quanto si creda troppo spesso, sono soggetti alla legge. Inoltre, spesso è la Stampa a doversi difendere nelle aule di Tribunale, ma stavolta è stata la Stampa a ritenere che bisognasse, almeno per una volta, chiedere l’intervento di un Giudice a fronte di una serie di contumelie irricevibili che mettevano in discussione non solo il diritto di critica ma perfino la buona fede di giornalisti con la schiena dritta. E questo era inaccettabile, tanto più se ciò proveniva anche da un europarlamentare, il cui comportamento nei confronti della Stampa dovrebbe essere di ben altro tipo”.
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