Assolto dopo quattro anni prof accusato di violenza: "Una vendetta delle mie alunne. Ecco perchè ..."
Una vita rovinata. Quattro anni per stabilire la verità: non aveva mai molestato le sue alunne. Ed era tutta una calunnia, inventata perchè aveva osato sequestrare ad una di loro il cellulare.
Da professore amico a un mostro che si sarebbe approfittato di alunne di 13 anni per allungare le mani e palpeggiarle mentre girava tra i banchi, in classe. Due studentesse lo avevano accusato di carezze osé, ad una terza ragazzina invece, disabile, avrebbe alzato addirittura le mani per picchiarla, tirandole i capelli e schiaffeggiandola durante la lezione. Ci sono volute due sentenze di assoluzione (perché il fatto non sussiste) per scagionare un insegnante di sostegno di una scuola media, dalle accuse di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti su minori riferiti all’anno scolastico 2017-2018.
Tutto per una sorta di vendetta architettata da alcuni alunni della classe (una terza media) per un cellulare che l’insegnante aveva requisito ad uno di loro perché a scuola era vietato. La verità giudiziaria è emersa nelle settimane scorse, dopo sei anni di battaglie legale e l’onore del professore compromesso, con l’assoluzione anche dai maltrattamenti in Corte di Appello (in primo grado era stato assolto dalla violenza sessuale già).
L’imputato Giovanni Di Presa, detto "Gianni", 64 anni, fisioterapista con abilitazione all’insegnamento, originario della provincia di Taranto. Era insegnante di sostegno di una alunna disabile e all’occorrenza supplente.
Secondo il racconto del "Quotidiano nazionale", due studentesse lo avevano accusato di molestie sessuali mentre la ragazzina disabile aveva parlato di maltrattamenti, con il prof che l'avrebbe schiaffeggiata in classe e le avrebbe tirato i capelli. Ma la sentenza in primo grado ha assolto il docente dalle accuse di violenza sessuale e quella in Corte d'appello ad Ancona lo ha scagionato anche dai maltrattamenti.
Lo smartphone sequestrato e la vendetta E' stata la sentenza dei giudici di secondo grado, tre donne, a mettere in chiaro che si è trattato di un vero e proprio "complotto" ordito dalle ragazzine. Secondo i colleghi dell'insegnante, sentiti durante le indagini, una delle alunne aveva istigato le altre ad architettare il castello di accuse attraverso "un'invenzione di fatti non veri o enfatizzando fatti veri ma minimali". "Sono stato sospeso - ha detto Di Presa dopo la sentenza di appello - e mi è stato impedito di fare domande. Ho passato un periodo bruttissimo, rincorso da accuse infamanti che mi hanno isolato dal resto della società. Non sarà facile tornare ad essere quello che ero. Darò incarico ai miei legali di verificare la possibilità di essere risarcito del danno subito".
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