Quantcast
×
 
 
12/02/2024 06:00:00

Crisi idrica e fognature: un incubo senza fine per Villa Rosina

"Non chiamateci abusivi e dateci i servizi”. Fognature, luce ed erogazione dell’acqua sono diritti di tutti i cittadini di Trapani, ancor più per i circa 7000 abitanti di Villa Rosina, che negli anni hanno “riscattato” le case nate senza un piano edilizio negli anni sessanta, quando il progresso passava dalle colate di cemento. Servizi che allo stato attuale vengono assicurati dal Comune, ma che gli abitanti di Villa Rosina lamentano non vengano erogati.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la mancanza di acqua causata dalla rottura della condotta di Bresciana a cui il quartiere è direttamente collegata. Il guasto, suo malgrado, ha esasperato una situazione sui generis.

Parte di Villa Rosina non ha l’allaccio alla rete idrica, semplicemente perché non c’è la rete idrica comunale. Molte unità abitative hanno cisterne o pozzi privati da cui attingere acqua per sopperire alla mancanza del servizio, nonostante siano stati pagati gli oneri di urbanizzazione. Chi invece ha l’allaccio all’acqua subisce l’interruzione dell’erogazione per via del guasto alla condotta, pur pagando il servizio idrico integrato, anche senza l’allaccio alla fognatura.

VILLA ROSINA: DISAGI FINO A FINE FEBBRAIO

 Sono da 12 giorni che non abbiamo l’acqua – sono le parole di Salvatore Daidone, presidente dell’associazione “Insieme per Villa Rosina” -. La situazione sta diventando paradossale. Ricevo numerosissime telefonate di cittadini per capire la tempistica della riparazione e se il Comune potrebbe approvvigionarli con le autocisterne – continua -. Parte di Villa Rosina non è ancora urbanizzata”.

 

 

GUERRA DELLE FOGNATURE TRA IL COMUNE DI TRAPANI E I PRIVATI

E’ la strada a raccontare questa storia, letteralmente. Quando si scarifica e si rifà il manto stradale, la parte centrale puntualmente non è oggetto di interventi. Perché? Perché di proprietà di alcuni privati che dovrebbero cedere questa striscia di terra al Comune dietro esproprio per consentire l’implementazione della rete idrica e il conseguente allaccio delle abitazioni. 

Attilio Cappellani, il proprietario di alcune strade, acquistate quasi trent’anni fa, chiede al Comune di Trapani oltre due milioni di euro per un terreno costato cento volte di meno: 50 milioni di lire, circa 25 mila euro. Il motivo? Il privato sostiene che, in realtà, l’abusivo è il Comune che ha realizzato interventi nella zona senza averla espropriata. Dopo avere intentato e vinto la prima causa ottenendo dal Comune 215 mila euro, ora impugna la valutazione del commissario e chiede 2 milioni di euro. La morale è che la speculazione edilizia non finisce mai e quel terreno agricolo inedificabile oggi è la gallina dalle uova d’oro.

Ancora oggi a Villa Rosina si vive senza fognature perché non arriva l’ok da parte del proprietario della strada davanti casa. I vecchi proprietari, infatti, non hanno venduto tutto il terreno. Hanno tenuto per loro la parte finale del lotto, quella che oggi è diventata il centro delle strade. Motivo per cui, per effettuare i lavori di urbanizzazione, il Comune deve procedere con gli espropri. E se il cittadino vuole allacciarsi alla rete fognaria, deve sperare che questo tratto di condotta non debba attraversare il centro della strada. Perché, se non c’è l’accordo sull’esproprio con il Comune, deve chiedere l’autorizzazione al proprietario. E se questo lo vieta, allora, non gli resta che ricordarsi di svuotare la fossa Imhoff.

Quando il Comune ha provato a fare qualcosa si è visto recapitare una pec con un consistente risarcimento danni. "In buona parte del quartiere non ci sono fognature – interviene il dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Trapani, Orazio Amenta – Non c’è rete idrica, non c’è impianto di pubblica illuminazione. La gente è costretta a convivere con i pozzi neri che devono essere continuamente svuotate dalle autobotti con costi elevatissimi". Il paese abusivo sorge tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta quando un feudo appartenente a una delle famiglie più importanti della Trapani bene, i D’Alì, viene lottizzato dagli stessi proprietari. "Villa Rosina è una città nella città – prosegue Amenta – Questo feudo viene ritagliato in tanti piccoli lotti e i proprietari iniziano a venderli. Il sindaco del tempo denuncia tutti e vengono rinviate a giudizio 72 persone: tre lottizzanti e 69 persone che avevano costruito sui lotti acquistati. A occuparsi delle questioni urbanistiche c’era un giovane pretore che veniva da Palermo, Vincenzo Oliveri. Il giudice Oliveri attraverso una ricostruzione giurisprudenziale dice che la lottizzazione abusiva c’è stata. Però non costituisce reato perché Trapani non ha il piano regolatore e perché il paese abusivo si trova fuori dal tessuto urbano».
Sentenza che spiana la strada a una maggiore lottizzazione abusiva. Nel 1985 esce la legge sulla sanatoria.

Comune e proprietari trovano l’escamotage per sanare le abitazioni. In realtà sono insanabili "perché non si tratta di un reato edilizio che riguarda una singola e sparuta abitazione – rimarca Amenta – si tratta di un reato urbanistico. E il reato urbanistico non è sanabile. Però così viene fatto. I cittadini sanano la casa e cominciano a chiedere i diritti". La battaglia degli abitanti di Villa Rosina per ricevere gli stessi servizi degli altri trapanesi va avanti da oltre 40 anni. Decenni di strade sterrate, senza marciapiedi, fognature e illuminazione, fino a quando sono stati reperiti i fondi per i primi lavori con gli abitanti che cedevano parte della loro proprietà al Comune per effettuare gli interventi.