Otto marzo e i diritti negati alle donne in Italia
Otto marzo, a meno di una settimana dalla giornata internazionale della donna, la ministra Eugenia Maria Roccella per la famiglia, la natalità e le pari opportunità ha fatto questa affermazione: "In Italia è più difficile trovare un ospedale dove andare a partorire piuttosto che uno dove andare ad abortire, come dice la Relazione annuale delle Regioni al Parlamento". Si vorrebbe considerarla una gaffe, come quando le chiesero cosa pensasse del caso di Daniela Santanchè, la collega indagata per "bancarotta" e "falso in bilancio": e lei osò paragonarla a Enzo Tortora. Oppure che "non si fanno figli perché si preferisce lo spritz".
Neanche ci si azzarda a pensare alle migliaia di donne che non riescono a procreare e si sottopongono a dei calvari per generare, e non perché impegnate a bere un long drink. Ebbene, questa volta si è superata, eppure nel 1975 aveva scritto: "Aborto: facciamolo da noi". Ma si cambia idea, si trattava di un'era geologica fa. Ritenere i nosocomi in misura superiore dove si può effettuare un'interruzione volontaria della gravidanza è un'offesa all'intelligenza, innanzitutto alle donne, senza entrare nel merito delle motivazioni che spingono le donne a prendere questa decisione.
Venga nella provincia di Trapani e verrà a conoscenza che è presente solo un medico non obiettore di coscienza, carenza denunciata nell'assise lilibetana dal consigliere comunale Cavasino. In precedenza aveva definito la maternità surrogata una pratica razzista, e per questo motivo va combattuta. In Italia è proibita, ma vietare la trascrizione nel nostro paese dei certificati di nascita dei bambini nati all’estero da coppie omosessuali è da considerare fondamentalismo stalinista, nonostante il pronunciamento della Cassazione.
Ma la cifra ideologica su quale debba essere la priorità della condizione femminile delle donne, propagandata dal governo attuale, è la poesia trasmessa su RAI news 24 l'otto marzo dal titolo "E Dio mi fece donna", che recita: 'E Dio mi fece donna, con capelli lunghi, occhi, naso e bocca di donna. Con curve e pieghe e dolci avvallamenti e mi ha scavato dentro, mi ha reso fabbrica di esseri umani. Ha intessuto delicatamente i miei nervi e bilanciato con cura il numero dei miei ormoni. Ha composto il mio sangue e lo ha iniettato in me perché irrigasse tutto il mio corpo; nacquero così le idee, i sogni, l’istinto. Tutto quello che ha creato soavemente a colpi di mantice e di trapano d’amore, le mille e una cosa che mi fanno donna ogni giorno per cui mi alzo orgogliosa tutte le mattine e benedico il mio sesso". Diceva Agatha Christie: 'Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova."
Vittorio Alfieri
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