Assenteismo alla Regione, arrivano le condanne. Ecco come è stato scoperto tutto
Si chiude con le prime nove condanne il processo a carico di dipendenti dell'Assessorato regionale alla Sanità accusati di truffa ai danni dell'Ente. Il giudice monocratico del tribunale di Palermo Emanuele Nicosia ha emesso le sentenze:
Condanne:
- Ivan Trevis: 3 anni e 6 mesi
- Giuseppe Romeo: 3 anni e 2 mesi
- Giovanni Allegra: 2 anni e 9 mesi
- Giuseppe Magno: 2 anni e 4 mesi
- Angelo Lentini: 1 anno e 6 mesi (con sospensione condizionale)
- Salvatore Gervasi: 1 anno e 6 mesi (con sospensione condizionale)
- Valentina Parisi: 1 anno e 5 mesi (con sospensione condizionale)
- Annamaria Chiavetta: 1 anno e 2 mesi (con sospensione condizionale)
- Antonella Bua: 9 mesi (unica a risarcire il danno)
Assolti:
- Maria Rita Sinatra (difesa dall'avvocato Antonio Sottosanti)
- Giuseppe Bonanno (avvocato Claudio Alongi)
- Annamaria Abate (avvocati Alessandro Campo e Sonia Spallitta)
L'origine dell'inchiesta:
Tutto nacque nel 2016 da una telefonata al 117: una donna esasperata denunciava il marito per assenze ingiustificate dal lavoro, aggiungendo che non era l'unico all'Assessorato alla Sanità. Da quella telefonata, due anni dopo, scattò il blitz della Guardia di Finanza: 11 arresti domiciliari, altrettanti obblighi di firma e 20 indagati a piede libero.
Truffe per 400 ore:
L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giacomo Brandini e dall'aggiunto Sergio Demontis, accertò che in un solo mese (febbraio 2017) i 42 indagati avevano collezionato ben 406 episodi di assenza ingiustificata, truffando la Regione per un totale di 400 ore.
Come avvenivano le truffe:
Secondo l'accusa, i dipendenti non rispettavano gli orari di lavoro e si allontanavano senza permesso per sbrigare faccende personali, contando sulla complicità di alcuni colleghi che timbravano il loro badge al posto loro. Le indagini sono state supportate dalle immagini di una telecamera installata nell'androne dell'Assessorato di piazzale Ottavio Ziino.
Un caso emblematico:
Tra i condannati figura anche un dirigente, a dimostrazione che la truffa non era un fenomeno isolato all'interno dell'Assessorato. La sentenza rappresenta un primo passo importante per fare luce su un sistema di illeciti che ha danneggiato l'Ente e leso la fiducia dei cittadini.
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