Mafia, ecco come Palazzolo della GLS di Carini fermava i concorrenti
Giovanni Palazzolo, fondatore della GLS di Carini, è stato arrestato qualche giorno fa con l'accusa di essere vicino al clan mafioso di Carini e di aver utilizzato metodi violenti contro un suo concorrente.
L'arresto è avvenuto nell'ambito di un'inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) che ha portato alla luce il presunto ruolo di Palazzolo come "tramite" tra il clan e il Comune di Carini. L'imprenditore è anche accusato di aver raccolto il pizzo e di aver ospitato per alcuni giorni il boss latitante Salvatore Lo Piccolo nella casa della sorella a Terrasini.
Le intercettazioni della Dia rivelano inoltre che Palazzolo non avrebbe esitato a ricorrere alla violenza e all'intimidazione per eliminare la concorrenza. In una conversazione del 6 agosto 2021 con il fratello di un pregiudicato, Palazzolo parlava di un suo concorrente che aveva preso in appalto le consegne di Amazon, definendolo un "padroncino" che "sta inquietando tutti gli altri". Per eliminarlo, l'imprenditore ipotizzava di fargli sparire i furgoni: "Ci vuole un furgone rubato, deve restare in mezzo a una strada...".
Palazzolo non si limitava alle minacce verbali, ma progettava azioni concrete: "A questo dobbiamo fargli un po' di danni, ha 13 furgoni - diceva - ...Ci vuole un furgone rubato... Se le devono fare queste cose non tutti i giorni, si fa una botta, si raffredda e gli si fa un'altra, poi si fa una botta, si raffredda e poi gli si fa un'altra, fino a quando non l'assicuranu, subito in fila, perché lo dobbiamo acchiappare".
L'obiettivo era chiaro: costringere il concorrente a lasciare il campo libero: "Questo se ne deve andare da casa, pure che dobbiamo andarci a prendere il lavoro, lo dobbiamo prendere noi e lui deve restare in mezzo a un strada... A questo dobbiamo atterrarlo!".
Nonostante le sue intenzioni violente, Palazzolo teneva a precisare che non era intenzionato a uccidere nessuno: "Non vado ad ammazzare, ma dobbiamo sminchiarlo".
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