La Festa della Liberazione non merita strumentalizzazioni
La Festa della Liberazione non merita strumentalizzazioni. La giornata del 25 aprile, come previsto, è stata segnata dalla tensione. A Roma, si è verificato uno scontro tra i manifestanti della Brigata ebraica e i sostenitori della causa palestinese. Non sono mancati fischi, insulti, il lancio di qualche petardo e uno scambio di offese e oggetti tra le due fazioni, con anche sassi lanciati contro i cronisti. Diversi cordoni di polizia hanno mantenuto separati i manifestanti. Idem a Milano, con manifestanti pro Palestina, ed anche a favore dell'Ucraina,che hanno tentativo di sfondamento per salire sul palco del sindaco, contenuto della polizia. Quest'anno, le piazze sono state ancor più divise a causa del conflitto in Medio Oriente e delle proteste contro Israele, anche a seguito degli scontri tra i collettivi universitari e le forze dell'ordine.
Le istituzioni stesse non si sono sottratte alla politicizzazione dell'evento. Il Ministro Sangiuliano al museo storico della Liberazione di Roma, ha dichiarato: "Un'importante mozione del Parlamento europeo ha equiparato il nazifascismo al comunismo. In Italia è giusto dichiararsi antifascisti, e io lo faccio, ma allo stesso modo bisogna dichiararsi anticomunisti. Non è vero che il Partito comunista ha fatto da solo la lotta di Liberazione; era guidato da Palmiro Togliatti, che era appena un gradino sotto a Stalin, nell'organizzazione del comunismo mondiale". Tutto corretto, ma il "migliore" propose e fece approvare l'amnistia per un "rapido avviamento del Paese a condizioni di pace politica e sociale".
Salvini ha deciso di presentare il suo libro e si parla del vicepresidente del Consiglio. Poi quest'anno siamo in piena campagna elettorale per le elezioni europee del prossimo giugno e infatti il segretario della ha utilizzato questa giornata per annunciare la candidatura di Vannacci in tutte e cinque le circoscrizioni. Senza dimenticare che alla politicizzazione ha partecipato da sempre anche la sinistra. Eppure il Presidente della Repubblica Mattarella era stato chiarissimo: "Intorno all'antifascismo è possibile e doverosa l'unità popolare, senza compromettere d'altra parte la varietà e la ricchezza della comunità nazionale, il pluralismo sociale e politico, la libera e mutevole articolazione delle maggioranze e delle minoranze nel gioco democratico".
Il 25 aprile che commemoriamo ci ha liberato dal nazifascismo. Si aggiunge che solo nel 1939 l'alleanza politica tra Germania e Italia divenne anche militare, firmando il Patto di intesa e alleanza. Il 10 giugno 1940 l'Italia entrò in guerra, il regime fascista ebbe l'esclusiva per 18 anni.
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