L’attentato di Modena, che ha sconvolto l’esistenza di otto persone — una in pericolo di vita e due con le gambe amputate — è stata l’ennesima occasione che Matteo Salvini avrebbe fatto meglio a lasciar cadere nel silenzio. Prima ancora che si esprimessero le autorità locali, il vicepresidente del Consiglio aveva sentenziato sui social: “In attesa di ulteriori informazioni da parte delle Forze dell’Ordine, una cosa è certa: in troppe città italiane l’integrazione delle cosiddette seconde generazioni è fallita”.
Il responsabile, Salim El Koudri, nato a Seriate e residente nel Modenese, è di origini marocchine. Tanto è bastato al leader leghista per trasformare il caso in un manifesto ideologico. Peccato che la prefetta di Modena, Fabrizia Triolo, abbia poi chiarito che già nel 2022 “si era evidenziato uno stato di alterazione psichica” e che l’uomo era seguito dal centro di salute mentale per “disturbi schizoidi”. Nessun legame col terrorismo, nessuna radicalizzazione.
Eppure la polemica politica contro gli immigrati è già esplosa, nonostante l’aggressore sia cittadino italiano. Salvini, atteso a Marsala per la campagna elettorale, ha scelto ancora una volta di aggiungere benzina sul fuoco, quando sarebbe bastato aspettare e tacere.
Vittorio Alfieri