Lo schizofrenico voto di Salemi alla fine premia Vito Scalisi
Può accadere che nemmeno nel segreto della cabina elettorale un uomo o una donna non siano coerenti con se stessi? Può accadere che nello stesso istante, un elettore con la mano destra metta il segno di croce su un simbolo di un partito di un determinato colore politico e con l’altra invece su un altro di orientamento politico, non dico simile, ma addirittura di segno opposto?
Può accadere. E certe volte macroscopicamente. I dati elettorali del comune di Salemi, ad una prima lettura, lo confermerebbero. E, se si pensa che Salemi, l’Atene del Vallo di Mazara, la città che ha dato i natali a illustri giuristi, storici e umanisti, tutto cio’ appare ancora piu’ clamoroso e, per certi versi, incongruo e certamente lontanissimo ad una pur minima logica.
Di che cosa si tratta e’ presto detto.
Ce la racconta la cronaca di una giornata di scrutini e di spogli di schede elettorali. Per il rinnovo del Parlamento Europeo prima e del Consiglio Comunale, dopo. Ma con esiti diametralmente opposti, almeno sul piano formale. Il primo dei quali consegna ad una comunità che va a pranzo la vittoria della coalizione di destra, con circa 2134 voti. Cosi distribuiti: 811 a Fratelli d’Italia, 676 a Forza Italia, 625 alla Lega e ben 813, parsi al 16, 15% di voti a Cateno De Luca ( che a livello nazionale non ha raggiunto nemmeno il 2%).
E, mentre i 5 Stelle, che a livello nazionale subiscono un ulteriore arretramento, ritornano a Salemi ad essere il primo partito, sebbene molto ridimensionato rispetto ai tempi d’oro; il Pd subisce una severa battuta d’arresto e la Sinistra-Verdi conquista un sorprendente 5%. Ma quando si passa allo scrutinio delle schede comunali, la musica cambia e la stessa comunità si siede a tavola per la cena con un risultato totalmente opposto.
E’ proprio vero. Viviamo nell’epoca definita Postmoderna all’interno della quale il dominio della logica è stato completamente scardinato, dileggiato, denigrato. La razionalità da regina sovrana e’ stata degradata a sguattera. Inutile quindi cercare il filo di coerenza. Del resto, lo avevamo anticipato in nostre precedenti corrispondenze.
I confini della città di Salemi sono stati blindati e resi impermeabili a una visione autenticamente Politica (con la “P” maiuscola) della realtà.
Tutto rimane appeso alla tragicità pirandelliana del gioco delle parti. Cosi e’, se vi pare! Al cronista non rimane che raccontare che il vantaggio dell’architetto Vito Scalisi, nelle sedici sezioni, è apparso chiaro sin da subito. Il vento era cambiato, o forse era sempre l’impietoso scirocco, e la lista collegata Scelgo Salemi, e’ apparsa subito matura a diventare maggioritaria.
Vito Scalisi ha ottenuto 3.046, pari al 56,52 per cento, contro il 37,1 dell’insegnante Giuseppina Spagnolo arrivata seconda con 1859 voti, mentre il terzo candidato, Francesco Giuseppe Crimi, si e’ fermato a 471 voti.
I consiglieri della maggioranza eletti, nell’ordine di preferenze ricevute, e tra parentesi le preferenze ottenute nel 2019, sono:Angelo Calogero con 474(400) alla sua sesta legislatura, fu eletto consigliere comunale per la prima volta a 35 anni nel 1990, Gandolfo Gasperina 451(-), Armata Federica 444 (309), Bongiorno Giuseppe 421 (313), Armata Veronica 403 (-), Crimi Pietro 390 (318 ), Rizzo Alessia 378 (-), Bascone Leonardo 379 (273), Mastrantoni Antonino 350(-), Cascio Lorenzo 319 (350), Scimemi Francesca 284 (385), Grassa Susanna 261 (-),Gandolfo Giuseppe271 (-) ,Caradonna Antonio 247 (-), Fici Giovanni 210 (-), Favuzza Elisabetta 205 (282).
Mentre i consiglieri eletti nella lista “Scruscio” che sosteneva Giusy Spagnolo sono: i tre consiglieri uscenti Giuseppa Asaro (416 voti), Giuseppe Loiacono (338), Adelaide Terranova (271) riconfermati e il new entry Dario Verde (304).
Ovviamente del consiglio comunale farà parte di diritto la candidata sindaca Spagnolo. Clamorosa la esclusione del veterano Antonio Brunetta, fermatosi a 190 voti, mentre di Filippo Triolo, incomprensibilmente messo a capeggiare la lista, non se ne capisce la bocciatura. Evidentemente sono finiti i tempi in cui il capolista veniva rispettato eleggendolo in quanto massimo rappresentante della lista.
Franco Ciro Lo Re
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