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14/07/2024 16:10:00

Mazara, dopo un secolo torna a suonare l’organo di San Michele

Dopo più di cento anni di silenzio, l’antico organo della chiesa di San Michele di Mazara del Vallo è tornato a suonare. La presentazione del restauro si è svolta in occasione della solennità di San Benedetto Abate, durante la messa presieduta dal vescovo monsignor Angelo Giurdanella e concelebrata dal clero mazarese.

A ridare voce allo strumento è stato il maestro Diego Cannizzaro, che ha eseguito un preludio, la “Toccata in Cesolfaut” di Alessandro Scarlatti, e ha poi accompagnato la liturgia.

Il restauro è stato realizzato dalla ditta dei fratelli Cimino di Aragona, in provincia di Agrigento, con le somme del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. La Prefettura di Trapani, già nel 2021, aveva indicato per la chiesa di San Michele Arcangelo di Mazara del Vallo un intervento di restauro dell’antico organo nell’ambito delle attività di conservazione e valorizzazione dei beni del Fondo Edifici di Culto. (interno.gov.it)

Lo strumento si trova nella cantoria destra della chiesa di San Michele. Secondo la ricostruzione fornita dalla Diocesi, nacque probabilmente come organo processionale e solo in una fase successiva, intorno alla metà del Settecento, venne collocato stabilmente nella cantoria.

È un organo a canne chiuso in una cassa di legno di conifera, con prospetto a vista e canne disposte a cuspide centrale, delimitate da due paraste e sormontate da trafori. Originariamente veniva alimentato da mantici azionati a mano. Dopo il restauro, i mantici sono stati dotati di un motore con ventola, soluzione che consente l’uso dello strumento rispettandone l’impianto storico.

“Dell’organo non si hanno notizie storiche precise”, ha spiegato il maestro Diego Cannizzaro. “Ma esaminate le caratteristiche costruttive si presume che lo strumento sia stato costruito intorno al XVIII secolo da un autore siciliano”.

La tastiera, in bosso ed ebano, ha 45 tasti e prima ottava corta. La pedaliera è composta da otto pedali “scavezza”, sempre accoppiati al manuale. Sono dettagli tecnici che raccontano un modo antico di costruire e suonare, legato alla tradizione organaria siciliana e alla pratica liturgica del tempo.

Il restauro ha riguardato sia la parte sonora sia quella artistica. La cassa e gli elementi lignei sono stati restaurati da Rita Guarisco, sotto la supervisione della Soprintendenza di Trapani. Alla presentazione erano presenti anche Tommaso Guastella e Bartolomeo Figuccio, in rappresentanza della stessa Soprintendenza.

Il lavoro è durato circa due anni. L’organo è stato smontato in ogni sua parte, trasferito nel laboratorio dei fratelli Cimino ad Aragona e poi rimontato nella cantoria destra del monastero. È un intervento che richiede competenze specialistiche, perché un organo storico non è un semplice oggetto da riparare. È insieme strumento musicale, manufatto ligneo, bene liturgico e documento storico.

Restituirgli la voce significa recuperare una parte della vita sonora della chiesa. Per decenni, forse per generazioni, quello strumento è rimasto presente ma muto, visibile nella sua cassa e nelle sue canne, ma privato della funzione per cui era nato.

La solennità di San Benedetto Abate ha dato alla presentazione un valore ulteriore. La chiesa di San Michele è legata al monastero delle Benedettine, una presenza storica importante per Mazara del Vallo. Al termine della celebrazione, le cinque monache di clausura hanno offerto un piccolo omaggio ai fedeli che hanno riempito la chiesa.

Il vescovo Giurdanella, durante la celebrazione, ha richiamato l’attualità della testimonianza di San Benedetto, padre del monachesimo e testimone del Vangelo. In quel contesto, il ritorno dell’organo ha assunto anche un significato spirituale: non solo recupero di un bene artistico, ma restituzione di una voce alla preghiera comunitaria.

Il Fondo Edifici di Culto, amministrato dal Ministero dell’Interno, custodisce in tutta Italia un patrimonio vastissimo di chiese, opere d’arte e arredi sacri. L’intervento su San Michele rientra in questa attività di tutela, che nel territorio trapanese riguarda diversi edifici religiosi di proprietà del Fondo.

A Mazara, il restauro dell’organo mostra quanto il patrimonio ecclesiastico sia fatto anche di elementi meno immediatamente visibili rispetto a tele, statue o altari. Gli organi storici custodiscono un sapere artigianale e musicale, ma soprattutto conservano la memoria dei riti, delle feste, delle liturgie e delle comunità che li hanno ascoltati.

Il ritorno del suono, dopo oltre un secolo, restituisce alla chiesa di San Michele una parte della sua identità. Non basta restaurare un bene perché torni davvero vivo. Deve poter essere usato, ascoltato, riconosciuto dalla comunità.

È ciò che è accaduto durante la celebrazione. I fedeli hanno ascoltato uno strumento che per troppo tempo era rimasto fermo, e che adesso potrà accompagnare di nuovo momenti liturgici e, se verranno programmati, iniziative musicali legate alla valorizzazione del patrimonio organario.

In una città ricca di stratificazioni come Mazara del Vallo, anche il suono può diventare memoria. L’organo di San Michele lo ricorda con forza: ci sono beni che non tornano alla vita solo quando vengono guardati, ma quando ricominciano a parlare nella lingua per cui sono nati.

Ines D’Orazio



Native | 04/08/2026
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