L’ultima pandemia da Covid-19 ha poco insegnato al mondo, a sostenerlo è il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus: “Se la prossima pandemia si verificasse oggi, il mondo si troverebbe ancora ad affrontare alcune delle stesse debolezze e vulnerabilità che hanno portato alla diffusione del Covid-19. Ma abbiamo adottato misure significative per rafforzare le difese”.
La minaccia di focolai
Ad agosto è stata dichiarata l’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale per le epidemie di mpox in Africa; a settembre, in Ruanda, è stata segnalata un’epidemia del virus Marburg, ora sotto controllo. Rientrata anche la diffusione dell’influenza aviaria H5N1 in centinaia di allevamenti da latte negli Stati Uniti, con 58 casi umani.
I nuovi dati dell’OMS e dei partner pubblicati quest’anno hanno mostrato un aumento del 71% dei decessi per colera nel 2023 e un aumento del 20% dei casi di morbillo. Inoltre, il numero di adulti affetti da diabete è quadruplicato dal 1990, superando ormai gli 800 milioni.
Il Covid
La fine di dicembre segnerà il quinto anniversario delle prime segnalazioni all’OMS di un caso di polmonite causato da un agente patogeno allora sconosciuto. Negli ultimi cinque anni, sono stati segnalati all’OMS più di 7 milioni di decessi dovuti al Covid-19: “Ma stimiamo che il numero effettivo dei decessi sia almeno tre volte superiore.
Non possiamo parlare di Covid al passato remoto. È ancora con noi, causa ancora malattie acute con il long Covid e uccide ancora. Quest’anno, in media, sono stati segnalati all’OMS circa 1000 decessi a settimana dovuti al Covid-19, e questo vale solo per i pochi Paesi che stanno ancora comunicando i dati. Il mondo vorrebbe dimenticare il Covid-19, ma non possiamo permettercelo”.
Il Direttore Generale dell’OMS è chiaro nel sostenere che bisogna sempre tenere alto il livello di guardia.
Virus Congo
Meno di due settimane fa, l’OMS è stata informata di una malattia non diagnosticata nella Repubblica Democratica del Congo, che ha causato finora 416 casi segnalati e 31 decessi. La maggior parte dei casi e dei decessi riguarda bambini di età inferiore ai 14 anni.
L’area interessata è remota, le telecomunicazioni sono fortemente limitate e l’accesso è stato reso più difficile dalla stagione delle piogge. La zona soffre inoltre di elevati livelli di malnutrizione e di una bassa copertura vaccinale, che rendono i bambini vulnerabili a una serie di malattie, tra cui malaria, polmonite, morbillo e altre.
Dei 12 campioni iniziali raccolti, 10 sono risultati positivi alla malaria, anche se è possibile che siano coinvolte più malattie.
Un professionista italiano 50enne è stato ricoverato all’ospedale San Luca di Lucca con sintomi quali febbre, problemi respiratori e anemia. Anche se lavorava a 500 chilometri di distanza dal focolaio, in un ristorante della capitale, è stato dimesso il 3 dicembre. I medici affermano che al momento non c’è pericolo di contagio.
Task force del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità
Nasce una task force del Ministero della Salute sulle malattie infettive per seguire gli sviluppi delle situazioni del virus in Congo. La decisione è stata presa dopo una riunione tecnica tra il Ministero e l’Istituto Superiore di Sanità, anche alla luce del caso sospetto di una paziente a Lucca, per il quale i NAS hanno ritirato le cartelle cliniche.
Gli esperti avranno anche il compito di tenere i rapporti con le Regioni. La Commissione UE, intanto, fa sapere che organizzerà una riunione del Comitato per la Sicurezza Sanitaria per coordinare la risposta europea alla malattia. Al momento, a Bruxelles non risultano ancora casi in Europa.
Il mondo non è pronto per altre pandemie
Se si verificasse una nuova pandemia, il mondo si troverebbe ancora ad affrontare alcune delle stesse debolezze e vulnerabilità che hanno portato alla diffusione del Covid-19.
Il Direttore dell’OMS ha aggiunto: “Ma il mondo ha anche imparato molte delle dolorose lezioni che la pandemia ci ha insegnato e ha adottato misure significative per rafforzare le proprie difese contro future epidemie e pandemie”.
L’OMS ha istituito il Pandemic Fund, che attualmente finanzia 19 progetti in 37 Paesi con 338 milioni di dollari di sovvenzioni. Ha aiutato molti Paesi a rafforzare le loro capacità di laboratorio per rilevare e sequenziare i patogeni, e ha istituito in Germania l’Hub dell’OMS per l’intelligence sulle pandemie e le epidemie, per promuovere una sorveglianza collaborativa.
Per migliorare la produzione locale di vaccini e altri prodotti medici, l’OMS ha istituito l’mRNA Technology Transfer Hub in Sud Africa e un Global Training Hub for Biomanufacturing nella Repubblica di Corea. Inoltre, per migliorare l’accesso equo agli strumenti salvavita, ha istituito una rete provvisoria di contromisure mediche.