×
 
 
15/05/2026 06:00:00

Ospedale di Marsala, il caso del macchinario fermo da due anni. E i pazienti vanno dai privati

Un macchinario di ultima generazione acquistato con soldi pubblici, atteso per anni e finalmente arrivato a Marsala circa due anni fa. Eppure, invece di essere utilizzato per garantire diagnosi tempestive e prevenzione, resta praticamente fermo nei locali del reparto di Medicina.

 

È la vicenda della MOC, la Mineralometria Ossea Computerizzata, uno degli esami più importanti per la diagnosi dell’osteoporosi e della fragilità ossea.

Una situazione che rischia di trasformarsi in un grave danno sanitario per il territorio e per centinaia di cittadini, costretti ancora oggi a rivolgersi altrove, spesso pagando privatamente o affrontando lunghi tempi di attesa.

La cosa che rende la vicenda ancora più difficile da comprendere è la tempistica. Il macchinario sarebbe stato acquistato addirittura nel 2016, ma sarebbe arrivato a Marsala soltanto due anni fa, dopo un iter lunghissimo. Un’attesa enorme che aveva fatto sperare in un salto di qualità per la sanità locale. Invece, dopo il trasferimento e l’installazione, il servizio non sarebbe mai realmente partito a pieno regime.

 

Esame necessario

La MOC non è un esame secondario. Serve a individuare l’osteoporosi, monitorare la perdita di massa ossea e prevenire fratture che, soprattutto negli anziani, possono diventare devastanti. Una diagnosi precoce può cambiare radicalmente la qualità della vita di un paziente, evitando ricoveri, interventi chirurgici e persino conseguenze permanenti.

In un territorio con una popolazione sempre più anziana, lasciare inutilizzato un apparecchio di questo tipo significa privare i cittadini di un servizio essenziale. Non si tratta solo di tecnologia lasciata a prendere polvere, ma di prevenzione mancata, di diagnosi ritardate e di pazienti che continuano a vivere nell’incertezza.

La domanda che molti si pongono è semplice: perché un macchinario acquistato nel 2016 e arrivato finalmente a Marsala dopo anni di attesa non viene utilizzato? Mancano autorizzazioni? Personale specializzato? Collaudi? Oppure il problema è l’ennesimo corto circuito burocratico che paralizza la sanità pubblica?

Nel frattempo, i cittadini continuano a pagare il prezzo più alto. Perché, quando la sanità non riesce a mettere in funzione strumenti già acquistati e disponibili, il problema non è soltanto organizzativo: diventa un tema di responsabilità verso una comunità che ha diritto a cure efficienti e servizi funzionanti.

 

Di chi sono le responsabilità?

La vicenda della MOC continua ad alimentare interrogativi pesanti dentro e fuori l’ospedale, soprattutto perché nel frattempo centinaia di cittadini sono costretti a rivolgersi alle strutture private per effettuare un esame fondamentale per la diagnosi dell’osteoporosi.

 

E allora la domanda diventa inevitabile: possibile che nessuno senta il dovere di intervenire concretamente davanti a una situazione che si trascina da così tanto tempo? Due anni.

Il macchinario si trova all’interno del reparto di Medicina e, inevitabilmente, il tema coinvolge anche la direzione del reparto stesso. Il primario Francesco Cristiano Raimondo non ritiene grave che un’apparecchiatura così importante resti ferma mentre l’utenza continua a subire disagi, ritardi e costi aggiuntivi? Non si percepisce il danno sanitario che questa situazione sta arrecando al territorio?

Qui non si tratta di alimentare guerre interne tra reparti o inutili contrapposizioni tra camici. Il punto è un altro: garantire un servizio essenziale ai cittadini. Ed è proprio per questo che appare legittimo chiedersi perché, in assenza di attivazione della MOC all’interno di Medicina, non si sia valutata una soluzione alternativa immediata.

 

Ad oggi, infatti, la Radiologia disporrebbe sia degli spazi adeguati sia del personale necessario per poter attivare il servizio e mettere finalmente in funzione il macchinario. Perché allora non trasferirlo? Perché lasciare trascorrere altri mesi mentre la popolazione continua a pagare di tasca propria esami che dovrebbero essere garantiti dal sistema sanitario pubblico?

Due anni sono un tempo enorme quando si parla di sanità. In due anni si accumulano diagnosi mancate, controlli rinviati e pazienti fragili lasciati senza risposte. E mentre la burocrazia resta ferma, i cittadini continuano a fare ciò che ormai accade sempre più spesso: rinunciare al pubblico e pagare il privato pur di ottenere un esame indispensabile.

 

Una sanità efficiente non si misura dai macchinari acquistati o inaugurati, ma da quelli realmente funzionanti e messi a disposizione della collettività. E oggi, sulla vicenda della MOC di Marsala, le risposte che mancano iniziano a pesare quasi quanto il macchinario stesso lasciato inutilizzato.

E una responsabilità dovrà pur esserci, perché nella sanità pubblica troppo spesso tutto finisce nel silenzio generale: responsabilità diffuse, ma alla fine nessuno che paghi davvero per disservizi che ricadono interamente sui cittadini.



Sanità | 2026-05-15 06:00:00
https://www.tp24.it/immagini_articoli/14-05-2026/marsala-guasto-ai-server-rallenta-il-pronto-soccorso-250.jpg

Marsala, guasto ai server rallenta il Pronto Soccorso

Ore difficili al Pronto Soccorso dell’ospedale di Ospedale Paolo Borsellino, dove un problema tecnico ai server informatici ha provocato rallentamenti nelle procedure interne, con inevitabili disagi per pazienti ma pure per gli operatori...