La neo assessora Daniela Faraoni lo aveva detto qualche giorno fa, a poche ore dal suo insediamento: “La Sanità siciliana è in terapia intensiva”.
In commissione Sanità all’ARS, presieduta dal deputato Pippo Laccoto, ha sottolineato che è necessario ottimizzare i tempi, questione che ha ribadito pure ai Direttori generali delle ASP. Bisognerà con urgenza rivedere il Piano di rientro, “che è una priorità del governo”.
Un primo obiettivo è proprio la chiusura del Piano di rientro: “Non ci sono più le condizioni per rimanerci. Ho preso l’impegno di fare di tutto affinché la Sicilia esca da questa situazione, ho chiesto a tutti i direttori generali di dare il massimo”.
Per l’assessora Faraoni il Piano di rientro è un limite alla libera azione, mettendo un freno alla organizzazione dei servizi anche tra pubblico e privato: “Perché il pubblico è certamente da tutelare sopra ogni cosa, ma il privato non ci deve spaventare. Con il privato possiamo raggiungere quella organizzazione che, se gestita come se la Regione fosse una grande holding, potrebbe aggiungere un valore economico che in questo momento non abbiamo”.
Mobilità passiva
I costi sono alti, si tratta di circa 204 milioni per la mobilità, questi fondi potrebbero essere impiegati per altro: “Preferisco un privato che produce Pil in Sicilia piuttosto che pagare per la mobilità le Regioni del Nord – ha detto la Faraoni – Il privato fino ad adesso ha fatto quello che ha voluto, nei limiti dei budget ha reso quello che faceva più comodo ma da questa immagine dobbiamo uscire, l’ho detto ad alcuni di loro: usate questi due anni come se fossero due anni di investimenti per fare trovare la Regione preparata anche se qualcuno ci dovesse portare all’autonomia differenziata, di fronte alla quale senza una capacità di erogazione e produzione il sistema sanitario siciliano imploderà, con i nostri concittadini che andranno a curarsi in altre regioni”.
Pronto Soccorso e rete ospedaliera
Da sempre sono congestionati tra medici che mancano ma pure per accessi impropri. L’ assessora è pronta a “Verificare e limitare il numero degli accessi e probabilmente dovremmo revisionare le modalità di funzionamento del 118. Ma anche di monitorare con estrema attenzione i posti letto a disposizione. Ho incontrato i direttori generali e ho chiesto la completa attivazione dei posti letto che ci sono, poi possiamo parlare della revisione della rete anche in funzione di bisogni; dobbiamo certamente rivedere la rete ospedaliera e deve esserci una omogeneità di cure, gli ospedali in maggiore sofferenza dovranno essere potenziati. La rete di base deve essere omogenea per tutti, deve rispettare il territorio e le differenze del territorio”. Bisognerà puntare ad ottenere una sistema sanitario omogeneo.
La rete ospedaliera non sarà su base provinciale o distrettuale ma “complessiva e regionale”.
Medici stranieri e medici di base
Il problema è legato sempre alla disponibilità delle risorse umane: “E’ una partita che non si gioca solo con i medici, ma anche con una stratificazione di competenze che sono intermedie che oggi l’Università eroga perché forma tante professioni sanitarie e che nell’insieme forse sono in grado di potere garantire delle prestazioni di una qualità superiore perché frutto di un percorso accademico di studi di valore: queste professionalità si pongono in una posizione immediatamente inferiore al medico. Oggi le leggi del mercato e del lavoro ci spingono ad adottare soluzioni organizzative diverse. Non c’è più il numero di psichiatri che c’era un tempo, in quasi tutta la regione quel numero si è dimezzato”. Paradossalmente i medici stranieri non sono la soluzione, si tratta di procedure complesse come l’iter per il permesso di soggiorno, la frequentazione del corso di lingue. I medici di base rappresentano un punto di riferimento importante: “L’obbiettivo è intervenire all’origine di quell’iter che inizia con la richiesta di soccorso da parte dei cittadini e che termina poi nelle aree di emergenza-urgenza, sempre più affollate”. Investire dunque sui medici di base è necessario per “migliorare l’intero sistema rendendolo più vicino al paziente”.
Le azioni dell’ASP Trapani
Il Direttore generale Ferdinando Croce ha emanato un avviso pubblico rivolto agli Enti del Terzo Settore (associazioni di volontariato, cooperative e imprese sociali, enti religiosi, associazioni sportive dilettantistiche, Ong) disponibili a partecipare al tavolo di co-progettazione per la definizione e realizzazione di specifici interventi socio-sanitari. Quattro gli ambiti di intervento da implementare: la salute mentale, la medicina di genere, gli screening oncologici e la presa in carico delle persone in vulnerabilità socio economica. Previsti, tra le varie attività, il rafforzamento dei servizi sociosanitari, l’adeguamento delle infrastrutture esistenti, l’acquisto di camper attrezzati, il potenziamento tecnologico e campagne di sensibilizzazione mirate.
L'ASP Trapani, quale soggetto beneficiario per l'attuazione del piano di interventi “Contrastare la povertà sanitaria”, è destinataria di risorse per un importo complessivo di oltre quattro milioni di euro, di cui 2.469.527 del FSE e 1.603.378 del FESR.
L’avviso pubblico è pubblicato sul sito dell’ASP.
Le parole di Croce
Il Direttore Generale ha sottolineato che “Il PNES offre un’opportunità straordinaria per potenziare la medicina di prossimità e garantire l’accesso alle cure ai soggetti più vulnerabili, a quelli a rischio isolamento sociale, oppure emarginati per motivi territoriali, come nel caso dei residenti nelle isole Egadi e a Pantelleria. Saranno i servizi sanitari a raggiungere gli utenti, e non viceversa, attraverso personale sanitario e socio sanitario. Gli accordi di co-progettazione con questi enti e associazioni - conclude Croce - e il coinvolgimento, nel partenariato operativo, anche dei servizi sociali dei Comuni, saranno quindi fondamentali per facilitare l’individuazione di quelle persone, cosiddette, in ‘povertà’ sanitaria”.