Favignana, il fratello di Salvatore Sinagra: “Gli parlo ogni giorno, spero si svegli”
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Sono giorni di angoscia per la famiglia Sinagra, da dieci giorni al capezzale di Salvatore, il trentenne di Favignana ricoverato in coma nell’ospedale di Las Palmas, alle Canarie, dopo l’aggressione subita il 25 gennaio nel locale "Sin Nombre" a Lanzarote. Vito Sinagra, suo fratello, ha raccontato il calvario che stanno vivendo in un’intervista al Corriere della Sera.
La battaglia per la vita
"Ogni giorno gli parlo, i medici dicono che non può sentirmi, ma io sono sicuro che mi senta e che capisca che sto lottando con lui", dice Vito con la voce spezzata dalla commozione. "Salvatore è ancora in pericolo di vita. Oltre al danno cerebrale, ha un'infezione ai polmoni. La febbre non scende e ogni volta che provano a svegliarlo reagisce malissimo. I medici stanno facendo di tutto, ma noi siamo devastati. Ogni mattina, in quell’ospedale, ci lascio un pezzo di cuore”.
Accanto a loro, oltre ai familiari e alle autorità consolari, anche tanti amici, alcuni conosciuti proprio a Lanzarote, dove Salvatore si era trasferito qualche anno fa per realizzare il suo sogno.
Tra Favignana e Lanzarote, il sogno spezzato
Salvatore aveva scoperto Lanzarote durante il periodo del Covid, quando, insieme al fratello e a un amico, aveva aperto il Vizio Bar. "I primi due anni sono stato qui con lui", racconta Vito. Ma poi Salvatore aveva deciso di cedere il bar per un progetto più flessibile: un'attività che gli permettesse di lavorare in estate a Favignana e in inverno alle Canarie, conciliando il suo amore per il mare e il surf con il legame indissolubile con la sua isola natale.
"Un guerriero, un ragazzo solare"
Chi era Salvatore Sinagra? Il fratello non ha dubbi: "Un ragazzo solare, amante della giustizia, altruista. Quando uscivo con lui era come camminare con un divo: tutti lo salutavano e lo abbracciavano. A 18 anni era andato a Londra per imparare l’inglese e lavorare in un ristorante. Parlava spagnolo e stava studiando il francese. Lui riusciva in tutto. Gli dicevo sempre: ‘Tu e io da soli possiamo sfidare il mondo intero’. Era un guerriero”.
Poi si corregge: "È un guerriero. Ma sono terrorizzato dal domani. Non so se ce la farà, se avrà danni permanenti, se potrà tornare ad essere quello di prima”.
L’ultimo messaggio prima della tragedia
Il fratello conserva con struggente dolore l'ultimo ricordo di Salvatore prima dell'aggressione: "Mi aveva mandato una foto della palestra che aveva costruito nella sua veranda. Ci aveva messo persino il prato inglese e mi aveva scritto: ‘Finalmente sono riuscito a realizzarla, ma non potrò utilizzarla per molto’. Come se lo sentisse… Anche se lo diceva perché sarebbe tornato a Favignana. Mi aveva mandato anche un vocale. Lo ascolto ogni giorno, non riesco ancora a credere a quello che è successo”.
La ricerca della giustizia
Vito Sinagra non cerca vendetta, ma chiede giustizia: "Se chi l’ha aggredito non rimane in galera, potrebbe fare ancora del male. Ha già dei precedenti e uno così non può stare in giro in un posto come Lanzarote. Non è stato un ‘colpo mal dato’, come qualcuno dice, ma un pugno sferrato con violenza e cattiveria”.
Il conforto delle testimonianze
Tanti testimoni hanno parlato, contribuendo a ricostruire la dinamica dell’aggressione e inchiodando il venticinquenne di Lanzarote, già noto per precedenti legati alla droga. "Questo ci conforta. Sarebbe stato inaccettabile il silenzio di chi ha visto, ma Salvatore non merita neanche che, col passare del tempo, cali l’attenzione su questa tragedia”, sottolinea Vito.
E conclude con un desiderio che è una speranza: "Vorrei solo riabbracciare mio fratello. Ho assoluto bisogno di risentire il suo calore e la sua energia. Questo è il pensiero che mi accompagna, da quando mi sveglio a quando vado a dormire”.
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