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26/02/2025 18:30:00

La sezione ANPI di Mazara commemora l'eccidio di Barbania

C’è una memoria della Resistenza che passa anche da Mazara del Vallo. Non solo dalle montagne del Nord, dalle brigate partigiane, dai luoghi delle fucilazioni e delle rappresaglie. Passa anche dalle case da cui partirono giovani siciliani che, dopo l’8 settembre, scelsero da che parte stare.

Sabato 22 febbraio la sezione ANPI “Comandante Petralia” di Mazara del Vallo ha commemorato l’ottantesimo anniversario dell’eccidio di Barbania, in Piemonte, dove il 21 febbraio 1945 furono fucilati dieci partigiani delle Brigate Garibaldi. Tra loro c’era anche il mazarese Salvatore Giovanni Modica.

La delegazione dell’ANPI si è recata in via Bartolomeo Cremona, angolo via Torino, davanti al luogo in cui abitava la famiglia Modica. Da lì Giovanni partì giovanissimo per arruolarsi come volontario nell’esercito. La guerra e l’8 settembre lo avrebbero poi portato a una scelta decisiva: entrare nella Resistenza.

L’eccidio di Barbania è una delle tante pagine di violenza fascista che segnarono gli ultimi mesi della guerra. Secondo la scheda dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste, i partigiani furono prelevati dalle carceri di Cirié e fucilati per rappresaglia il 21 febbraio 1945. Tra i nomi delle vittime compare anche quello di Giovanni Modica.

Durante la commemorazione, la presidente dell’ANPI Mazara, Tiziana Giacalone, ha reso omaggio a Modica e agli altri mazaresi che aderirono alla lotta partigiana. Ha ricordato l’importanza della memoria come impegno civico, soprattutto nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Il punto, ha sottolineato l’associazione, è continuare a trasmettere ai giovani i valori della Resistenza: libertà, democrazia, giustizia sociale, rifiuto della dittatura e della violenza politica.

A ricostruire la figura di Giovanni Modica è stata anche Mariella Titone, tesserata ANPI, che ha curato e letto la prima parte di un approfondimento dedicato al partigiano mazarese.

La sua è una storia familiare segnata dalla povertà e dall’attesa. La madre, Giuseppa Barracco, e le sorelle Giovanna e Mattia, dopo la morte del padre Vito, facevano affidamento su Giovanni, unico figlio maschio. Ma lui scelse di partire. Prima l’esercito, poi la Resistenza, infine la morte lontano dalla Sicilia.

Dopo l’uccisione a Barbania, il corpo di Giovanni Modica tornò a Mazara solo nel 1952, dopo diverse sollecitazioni. Secondo quanto ricostruito dall’ANPI, arrivò dentro uno scatolone da scarpe e fu portato in corteo dalla stazione alla chiesa Maria Santissima delle Grazie, dove venne celebrato il funerale.

È un dettaglio duro, che restituisce il senso di una distanza. Un giovane partito da Mazara per la guerra tornava dopo anni non come reduce, ma come caduto della Resistenza. E la città, finalmente, poteva dargli un rito pubblico.

La memoria di Modica si lega anche alla storia della sezione ANPI mazarese, intitolata al “Comandante Petralia”, nome di battaglia di Vincenzo Modica, altro partigiano mazarese, figura di rilievo nella Resistenza piemontese. Tp24, nel 2017, raccontò la nascita della sezione ANPI di Mazara ricordando proprio il legame con il comandante Petralia.

La commemorazione del 22 febbraio ha avuto quindi un valore doppio. Da una parte il ricordo dell’eccidio di Barbania e dei dieci partigiani fucilati. Dall’altra la restituzione alla città di una memoria locale troppo spesso rimasta ai margini del racconto pubblico.

La Resistenza, infatti, non fu soltanto una storia del Nord. Coinvolse anche molti siciliani che si trovarono lontani dall’Isola, dentro l’esercito, nei luoghi dell’occupazione, nei territori della guerra civile, e che dopo l’8 settembre scelsero di combattere contro nazisti e fascisti.

Ricordare Giovanni Modica significa allora allargare lo sguardo. Significa riconoscere che la Liberazione fu costruita anche da giovani partiti da città come Mazara, da famiglie povere, da madri e sorelle che attesero notizie, da corpi restituiti dopo anni.

Nel 2025, a ottant’anni dalla Liberazione, questa memoria non è un esercizio celebrativo. È una responsabilità. Serve a ricordare che la democrazia italiana nasce anche da scelte individuali, spesso compiute da ragazzi poco più che ventenni, in condizioni estreme.

L’ANPI Mazara ha voluto riportare quella scelta davanti alla casa da cui Giovanni partì. È un gesto semplice, ma forte: la storia nazionale torna nel quartiere, nella strada, nel punto preciso in cui una vita comune prese una direzione straordinaria.

La memoria, quando resta nei monumenti, rischia di diventare distante. Quando torna nei luoghi della vita quotidiana, invece, può parlare ancora. Può dire ai più giovani che la libertà non è un’eredità astratta, ma il risultato di scelte, sacrifici e responsabilità.

A Mazara, il nome di Giovanni Modica continua a ricordarlo.

Ines D’Orazio



Native | 04/08/2026
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