Sanità, scandalo referti all'ASP di Trapani: 170 casi di tumori accertati in ritardo
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L'ASP di Trapani è al centro di un vero e proprio scandalo sanitario. Oltre 170 casi di tumore sono stati accertati con mesi di ritardo, causando gravi disagi ai pazienti e alle loro famiglie. La vicenda dei referti istologici "lumaca" si complica di giorno in giorno, mentre la Procura di Marsala e quella di Palermo hanno aperto indagini per fare luce sulla gestione dell’emergenza e sulle responsabilità amministrative.
Un caso che scuote la sanità siciliana
Le rivelazioni arrivate nelle ultime settimane confermano un quadro allarmante: i ritardi nella consegna degli esami istologici hanno compromesso la tempestività delle cure per centinaia di pazienti. In alcuni casi, come quello di un uomo di 70 anni a Marsala, il referto istologico che segnalava una grave recidiva tumorale è arrivato con 7 mesi di ritardo, costringendolo a un’operazione invasiva che forse avrebbe potuto essere evitata con un intervento tempestivo.
La stessa sorte è toccata a un altro paziente, un uomo di 75 anni, costretto a convivere con un catetere per cinque mesi in attesa dell’esito dell’esame istologico alla prostata. Solo a novembre, dopo estenuanti attese, ha potuto iniziare la radioterapia e la chemioterapia.
Indagini in corso e scontro politico
La Procura di Marsala ha avviato un'indagine a seguito di un esposto presentato da Maria Cristina Gallo, mentre la Procura di Palermo sta indagando su un decesso avvenuto all’ospedale di Alcamo dopo cinque mesi di attesa per un referto. Nel frattempo, il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione, sollecitata a gennaio dal vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, il quale ha dichiarato: "Ci troviamo davanti a una devastazione del principio di responsabilità e assistenza. Bisogna capire se ciò che andava fatto sia stato effettivamente fatto nei tempi giusti."
La vicenda ha assunto anche una forte connotazione politica: il direttore generale dell'ASP di Trapani, Ferdinando Croce, è sempre più sotto pressione e la sua posizione appare in bilico. Il PD e il Movimento 5 Stelle hanno chiesto con forza spiegazioni sulle responsabilità, con il segretario regionale del PD, Anthony Barbagallo, che ha definito il caso "una sanità siciliana al collasso, incapace di garantire un servizio essenziale".
Le nuove task-force per recuperare il tempo perso
Dopo l'intervento dell'assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, l’ASP di Trapani ha istituito una nuova task-force per completare le comunicazioni ai pazienti che ancora attendono i referti. L'obiettivo è garantire che i pazienti con tumori accertati ricevano l’esito direttamente tramite un colloquio con i responsabili delle Unità Operative degli ospedali, mentre i referti negativi verranno comunicati rapidamente per via amministrativa.
Sindacati e sanità al collasso
Anche i sindacati sono intervenuti sulla vicenda, denunciando l'assenza di investimenti adeguati in personale e strutture. La UIL Sicilia ha attaccato la Regione, affermando che la sanità è ormai "allo sbando, tra tagli ai posti letto e servizi territoriali inesistenti". Il Movimento 5 Stelle ha poi sollevato il tema del doppio incarico di Ferdinando Croce, che oltre a dirigere l'ASP di Trapani, ricopre dieci deleghe nel Comune di Giardini Naxos, situazione che è stata definita "fuori da ogni logica".
Un sistema che non funziona
Secondo i dati della Fondazione Gimbe, il caso di Trapani è solo la punta dell’iceberg di una sanità regionale con forti disuguaglianze tra Nord e Sud. La mobilità sanitaria forzata, che obbliga i pazienti siciliani a spostarsi verso le strutture del Centro e Nord Italia per ricevere cure adeguate, è la prova evidente di un sistema che non riesce a garantire assistenza tempestiva e di qualità.
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