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10/05/2026 10:00:00

Cosa sappiamo sull’hantavirus: è come il Covid?

In questi giorni si parla molto di hantavirus dopo il focolaio segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità a bordo della nave da crociera Mv Hondius, diretta alle Canarie. Al 6 maggio sono stati identificati diversi casi, alcuni confermati in laboratorio, e tre decessi. Il virus individuato è l’hantavirus Andes, un ceppo noto perché, a differenza di altri hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona, ma solo in circostanze particolari.

 

La domanda che molti si fanno è inevitabile: siamo davanti a un nuovo Covid? La risposta degli esperti è netta: no.

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha provato a rassicurare la popolazione di Tenerife, dove la nave è attesa: “Questo non è un altro Covid-19”. E ancora: “Questo non è il coronavirus. Si tratta di un virus molto diverso”.

 

Che cos’è l’hantavirus

L’hantavirus è una zoonosi, cioè un’infezione che passa dagli animali all’uomo. I serbatoi naturali sono i roditori. Il contagio avviene soprattutto entrando in contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti, oppure toccando superfici contaminate. Più raramente può avvenire tramite morso.

Sono considerate più a rischio le persone che lavorano in agricoltura, nei boschi o in ambienti dove è più facile entrare in contatto con roditori, soprattutto durante la pulizia di locali chiusi, poco ventilati o infestati.

Il professor Michele Bartoletti, responsabile di Malattie infettive all’Irccs Humanitas di Rozzano, spiega che i sintomi compaiono in genere dopo un periodo di incubazione che può andare da una a otto settimane.

I sintomi iniziali possono essere febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Nei casi più gravi può comparire una sindrome cardiopolmonare, con tosse, difficoltà respiratoria, liquido nei polmoni, calo della pressione e shock.

 

Come si trasmette

Il punto centrale è questo: l’hantavirus non si trasmette facilmente come il Covid.

La trasmissione da persona a persona è rara ed è stata documentata soprattutto per il ceppo Andes, diffuso in particolare in Argentina e Cile. Quando avviene, riguarda contatti stretti e prolungati, non semplici incontri casuali.

Per questo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie considera il rischio per la popolazione generale dell’Unione europea molto basso. Inoltre il roditore serbatoio naturale del virus Andes non è presente in Europa, quindi non è previsto un radicamento del virus nella fauna locale.

 

La situazione in Italia

In Italia sono state poste sotto sorveglianza quattro persone arrivate dopo aver viaggiato su un volo Klm collegato alla vicenda della nave. Si trovano in Calabria, Campania, Toscana e Veneto.

Il ministero della Salute ha attivato le procedure di valutazione del rischio e sorveglianza sanitaria. Secondo quanto riferito dal Dipartimento della prevenzione, i quattro non hanno sintomi, erano seduti lontano dalla passeggera poi deceduta e la donna sarebbe rimasta a bordo per poco tempo.

La misura, dunque, è stata adottata per prudenza.

 

Esiste una cura?

Non esiste un antivirale specifico autorizzato contro l’hantavirus e non è disponibile un vaccino. La cura è di supporto: significa monitoraggio clinico, trattamento dei sintomi e gestione delle eventuali complicanze respiratorie, cardiache o renali.

Nei casi gravi è importante l’accesso tempestivo alla terapia intensiva.

 

Come proteggersi

La prevenzione passa soprattutto dal controllo dei roditori. Bisogna mantenere puliti ambienti domestici e luoghi di lavoro, evitare accumuli di cibo e rifiuti, sigillare crepe o aperture da cui possano entrare topi, conservare alimenti in contenitori chiusi.

In caso di ambienti contaminati da escrementi o urine di roditori, non bisogna spazzare o aspirare a secco, perché si rischia di disperdere particelle nell’aria. Le superfici vanno prima inumidite con detergenti o disinfettanti e poi pulite con attenzione.

Nel caso del virus Andes, valgono anche le precauzioni generali contro le infezioni respiratorie: igiene delle mani, distanziamento in caso di rischio, mascherina nei contesti sanitari o di esposizione.

 

Quindi, dobbiamo preoccuparci?

Attenzione sì, panico no. L’hantavirus può causare malattie gravi, ma è raro e non ha le caratteristiche di diffusione rapida del Covid. Il focolaio sulla nave viene monitorato a livello internazionale, con tracciamento dei contatti e isolamento dei casi sospetti.

La differenza è tutta qui: il Covid si diffondeva facilmente da persona a persona nella vita quotidiana. L’hantavirus, invece, richiede condizioni molto più specifiche. Per la popolazione generale europea, al momento, il rischio resta molto basso.



Sanità | 2026-05-10 10:00:00
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