Caos sanità a Trapani. Bavetta: "Persa la fiducia dei cittadini. Servono più reparti d'eccellenza"
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Giovanni Bavetta, ex direttore generale dell’Asp di Trapani, interviene sulla crisi della sanità trapanese, tracciando un quadro allarmante e indicando alcune proposte per il rilancio del sistema sanitario provinciale.
Secondo Bavetta, “il livello di assistenza erogato è pericolosamente basso in molti reparti, non solo in anatomia patologica”. L’ex manager denuncia una generale perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del sistema sanitario e sottolinea la responsabilità della direzione sanitaria: “Quando il direttore generale non è un medico, è il direttore sanitario che deve garantire l’organizzazione, l’applicazione dei protocolli e segnalare le criticità. Purtroppo, questo ruolo viene spesso disatteso”.
Riguardo al caso dei ritardi nei referti oncologici, Bavetta riconosce una responsabilità anche da parte del capo dipartimento di oncologia: “A volte i dirigenti sottovalutano i problemi per non crearne altri. Ma certi segnali vanno colti subito”.
L’ex direttore propone una “rivoluzione” nella sanità siciliana, a partire dalla riduzione delle aziende sanitarie: “Abbiamo 17 Asp in Sicilia, sono troppe. Dovremmo avere cinque grandi aziende, come avviene nei migliori modelli internazionali, con una struttura sanitaria ogni milione di abitanti”.
Bavetta ricorda di aver ideato un progetto pilota per la provincia di Trapani, che prevedeva la specializzazione dei quattro ospedali principali: “Noi questi ospedali non possono avere tutti i reparti di chirurgia, di ortopedia, di medicina, di cardiologia. Non è possibile, non è sostenibile, non ci sono i numeri”. E aggiunge: “Se io creo un reparto di eccellenza, tutti vogliono lavorare nel reparto d’eccellenza. Se invece creo un repartino con tante difficoltà, con l’impossibilità di fare i turni, nessun medico verrà mai”.
Altro nodo critico è la carenza di medici nella sanità pubblica: “Sono attratti dal privato o dall’estero, dove trovano stipendi migliori, meno responsabilità penali e carichi di lavoro più leggeri”. Anche le borse di studio per specializzazioni cruciali restano spesso vuote: “In emergenza-urgenza e in anatomia patologica si copre appena il 50% dei posti”.
Infine, Bavetta prende posizione sul caso del direttore generale Ferdinando Croce: “Non condivido la richiesta di dimissioni. Un nuovo direttore impiegherebbe mesi per conoscere l’azienda. In questo momento non possiamo permettercelo”. E conclude: “Questa è un’azienda che può dare ancora moltissimo. Ci sono professionisti che lavorano con grandi sacrifici, ma devono essere messi nelle condizioni di lavorare con serenità”.
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