I dazi di Trump. Così l'agroalimentare siciliano paga un prezzo altissimo
«Il danno è già in corso. Gli importatori americani hanno sospeso gli ordini di Marsala. Abbiamo i cartoni pronti, ma restano fermi nei magazzini».
È con queste parole che Roberto Magnisi, durante il “Glocal Sud” a Marsala, ha risposto sulle possibili conseguenze della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Il direttore generale della Florio ha fotografato l’impatto immediato dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti su una parte importante del made in Italy agroalimentare.
La notizia è passata in sordina, ma descrive un problema molto concreto per l’economia isolana: la Sicilia, forte esportatrice di prodotti agroalimentari, in particolare vino e olio, rischia di essere una delle regioni italiane più penalizzate dalle misure protezionistiche varate oltre oceano.
Gli Stati Uniti hanno infatti annunciato un nuovo pacchetto di dazi su prodotti agroalimentari europei, come risposta a dispute commerciali più ampie, legate a settori industriali e tecnologici. Ma come spesso accade, a rimetterci sono le filiere più fragili, quelle legate ai territori, che vivono di export di qualità. In Sicilia, questo significa cantine vinicole, cooperative olearie, piccole e medie imprese che basano la loro competitività proprio sul mercato estero.
Gli effetti sono già visibili: ordini bloccati, vendite congelate, scorte accumulate. In particolare, il Marsala – già in difficoltà da anni per ragioni di mercato e posizionamento – rischia di ricevere un colpo durissimo. Ma anche altre denominazioni siciliane, in ascesa negli ultimi anni, sono ora in bilico.
Il governo regionale ha annunciato l’intenzione di intervenire con misure straordinarie: si parla di contributi a fondo perduto per le imprese colpite, con l’obiettivo di tamponare le perdite. Un segnale importante, certo, ma che non risolve il problema alla radice. In assenza di una politica commerciale comune più solida e di una strategia di lungo periodo per l’internazionalizzazione delle imprese, ogni dazio rischia di trasformarsi in una crisi.
Il rischio, oggi, è che a pagare siano non solo le aziende, ma intere comunità locali. L’agroalimentare in Sicilia non è solo economia: è lavoro, identità, coesione sociale. Se saltano i canali dell’export, salta un pezzo di futuro.
Giorgio Macaddino nuovo segretario generale della UIL Fp Trapani
Nuova guida per la Uil Fp in provincia di Trapani. Il mazarese Giorgio Macaddino è stato eletto segretario generale al termine del primo congresso di categoria, dal titolo “Uniti nel lavoro, diamo forza a chi ogni giorno sta vicino ai...
Matrimoni 2026: da Spada a Trapani sconti fino al 50% sulla collezione uomo
Con l'avvicinarsi della stagione dei matrimoni, l'atelier Spada di Trapani ha avviato una vendita promozionale dedicata alle collezioni cerimonia uomo. L'iniziativa coinvolge quattro brand del settore sposo, con percentuali di...
Pasquale De Vardo eletto segretario generale di Feneal Uil Sicilia
Nuova guida per la FENEALUIL Sicilia. Pasquale De Vardo è stato eletto all’unanimità segretario generale della categoria regionale degli edili durante il consiglio che si è svolto ieri a Catania, al Centro Congressi...
Rigenera Medilab a Marsala: medicina rigenerativa e longevità...
La differenza tra vivere a lungo e vivere bene si gioca a livello cellulare. Non si tratta di coprire i segni del tempo, ma di intervenire sui meccanismi biologici che li generano. Un lavoro che richiede metodo, continuità...
Sezioni
