Un panino per ogni favore, ma anche viaggi, mille euro in contanti e congressi pagati. È il retroscena che emerge dall’inchiesta sulla presunta corruzione nella sanità siciliana, condotta dalla Procura di Palermo e dalla squadra mobile, che ha portato all’emissione di cinque misure cautelari nei confronti di medici e imprenditori.
Un nuovo scandalo nella sanità siciliana, già alle prese con il caso dei ritardi nei referti istologici.
Al centro dell’indagine ci sono due medici: Giuseppe Migliore, 50 anni, cardiochirurgo dell’ospedale Villa Sofia, e Francesco Talarico, 70 anni, chirurgo vascolare oggi in pensione ma ancora consulente presso l’ospedale Civico. Con loro, anche due imprenditori del settore delle forniture sanitarie, Giovanni e Carmen Sorrentino, e un funzionario amministrativo del Civico, Giuseppe Salamone, 61 anni.
Secondo la Procura, diretta da Maurizio de Lucia, con l’aggiunto Paolo Guido e i pm Francesca Mazzocco e Andrea Zoppi, esisteva un patto corruttivo ben rodato, finalizzato a condizionare gare e forniture sanitarie negli ospedali della Sicilia occidentale. In cambio di denaro e regali, i medici avrebbero favorito l’acquisto di dispositivi prodotti o distribuiti dalle aziende riconducibili agli imprenditori.
Le intercettazioni raccontano di panini acquistati in panificio – venticinque in una sola occasione – di pagamenti da mille euro per “interventi”, di congressi spesati all’estero e di rapporti troppo amichevoli tra operatori sanitari e fornitori. Tra gli episodi finiti sotto la lente degli inquirenti, anche una richiesta di intervento chirurgico effettuato senza necessità medica, solo per ricambiare un favore personale.
Il giudice per le indagini preliminari ha disposto per Talarico, i due imprenditori e Salamone l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Per Talarico, Migliore e Salamone è scattata anche la sospensione dai pubblici uffici. I due imprenditori non potranno ricoprire incarichi direttivi né contrattare con la pubblica amministrazione per un anno.
I magistrati avevano chiesto misure più pesanti, compreso l’arresto, ma il giudice ha ritenuto sufficienti le misure interdittive. Resta, però, il quadro di un sistema in cui, ancora una volta, favori personali e interessi economici sembrano aver avuto la meglio sul buon funzionamento della sanità pubblica.