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05/05/2025 06:00:00

Anche a Salemi, sale la raccolta differenziata ... e aumenta la Tari

 Ci avevano assicurato che più saliva la percentuale della raccolta differenziata e meno care sarebbero state le tariffe della Tari.

E invece, ancora una volta, siamo qui a raccontare l’aumento della tassa che i cittadini pagano annualmente per lo smaltimento dei rifiuti.

E’ una storia che dura da quando la Tari (acronimo che sta per Tassa Rifiuti) ha sostituito la famigerata Tia della “Belice Ambiente”.

Con la puntualità di un orologio svizzero, anche per il 2025 le tariffe Tari peseranno di più sulle tasche dei salemitani, incidendo maggiormente sul bilancio delle famiglie meno abbienti e delle piccole imprese.

A deciderlo, nella seduta del 29 aprile scorso, i consiglieri comunali a cui, ancora una volta, non e’ rimasto altro che approvare la delibera dell’Amministrazione che ha stabilito l’aumento delle tariffe del 2025.

Dei dodici consiglieri presenti, undici hanno votato a favore (nove della maggioranza e due dell’opposizione), mentre ad astenersi e’ stata Giusi Spagnolo di “Scruscio” motivando la decisione con una nota di cui riferiremo più avanti.

Quattro erano i consiglieri assenti, salomonicamente, due per schieramento.

La consigliera Giusi Spagnolo, candidata a sindaco per la lista “Scruscio”, ha scelto la strada dell’astensione, chiarendo subito che la sua non e’ stata una scelta dettata dalla volonta’ di “per evitare il voto, ma per dire NO a un sistema che ritengo iniquo”.

Convinta che la TARI non è solo una tassa, ma uno strumento politico che pesa sulla vita di tutti, la Spagnolo ha sostenuto che in Consiglio non “si può arrivare alla vigilia della scadenza con un documento così importante, senza il giusto confronto con cittadini e attività produttive”.

Ha chiarito che “la calibrazione delle tariffe in base al numero dei componenti del nucleo familiare, pur apparendo teoricamente equa, rischia di penalizzare le famiglie più numerose. Infatti, a fronte di una diminuzione della quota fissa, si osserva un aumento significativo della quota variabile con l’aumentare dei componenti.”

 

Mentre, “per quanto concerne le utenze non domestiche, la suddivisione per categoria è coerente con la logica della produzione media di rifiuti. Ma non si può non notare che il peso maggiore grava su specifiche categorie, quali ristoranti, ortofrutta e pescherie, considerate ad alta produzione di rifiuti organici e, di conseguenza, soggette a tariffe particolarmente elevate.”

E’ convinta la consigliera Spagnolo che il sistema TARI possa essere migliorato significativamente, ad esempio, introducendo sconti o riduzioni per le utenze sia domestiche sia non domestiche a patto che adottino comportamenti virtuosi nella gestione dei rifiuti.

Ma anche incentivando l’uso delle isole ecologiche, adottando sistemi di tracciabilità, premiando i cittadini più diligenti e tutelando le famiglie numerose, rivedendo la quota variabile per i nuclei con più di 4 componenti, introducendo soglie di tutela per evitare oneri eccessivi.

Che ci sia un problema delle tariffe abbastanza elevate, aggiungiamo noi, e’ cosa innegabile. Le tariffe che vengono applicate a Salemi, in provincia e in tutta la Sicilia sono molto piu’care che nel resto d’Italia. Più del doppio in taluni casi.

Quando si dice e si scrive che esistono divari e diseguaglianze tra la realtà isolana e il resto della penisola, il caro tariffe per la raccolta dei rifiuti e’ uno degli aspetti più eclatanti.

Non solo viene tradito lo spirito originario della legge che tendeva ad un abbassamento dei costi, ma si oltraggia e si rende vano l’alto senso civico dimostrato dai cittadini per le ottime percentuali della raccolta differenziata raggiunte grazie solo al loro impegno.

Ottima raccolta differenziata, ma tariffe tra le più care d’Italia.

Una contraddizione grande quanto una montagna e che non sembra preoccupare minimamente il mondo della politica, quella dei piani alti in primo luogo, e poi a scendere.

Poi non dobbiamo meravigliaci della crescente sfiducia degli elettori nei riguardi della sana politica. Che, come la moneta falsa che scaccia quella buona, e’ quella che perde.

Un’inerzia insopportabile, quasi che si trattasse degli effetti di una tragica e fatale necessita’.

Il ciclo dello smaltimento dei rifiuti, cosi come si e’stabilizzato in Sicilia, nella provincia di Trapani, e a Salemi, appare viziato da un peccato originale. Non si spiegherebbe, diversamente, come sia possibile avere percentuali “nordiche” di raccolta differenziata e nello stesso tempo tariffe altissime,molto più onerose di quelle di Milano o di Bologna.

Cosi lasciando andando le cose, si corre il rischio di apparire garanti di un sistema ingiusto e contraddittorio per non dire, in taluni casi, poco trasparente o inquinato da presenze non sempre limpide.

La presenza a Salemi, sia in Giunta che in Consiglio comunale, di rappresentati di partiti e movimenti del governo regionale e nazionale e di opposizione potrebbe tramutarsi in una opportunità per risolvere la questione.

Occorrerebbe dare vita ad un movimento di pressione trasversale (come lo sono le giunte e le maggioranze comunali di diversi comuni) nei confronti del governo regionale.

I consiglieri comunali, gli assessori che hanno approvato l’aumento della Tari per una comprensibile stabilità amministrativa, non dovrebbero limitarsi ad avere un atteggiamento pilatesco. Dovrebbero andare oltre. Operare forti pressioni nei confronti dei loro referenti, dei responsabili della gestione del ciclo dei rifiuti (istituzioni regionali e nazionali, enti di gestione, operatori del settore).

Obiettivo: la realizzazione degli impianti necessari alla rivoluzione circolare della raccolta dei rifiuti in Sicilia. Cosa che si potrà ottenere se scendono in campo tutte le sinergie necessarie per produrre una visione comune.

I risultati raggiunti con la raccolta differenziata sono la prova che un futuro sostenibile è possibile anche in Sicilia. Ma ad una condizione. Che le carenze dell’impiantistica e le inefficienze gestionali vadano affrontati con urgenza.

Occorre prendere coscienza che in Sicilia non esiste un piano industriale per i rifiuti, mancano adeguati impianti di trattamento, per il recupero della frazione organica, per il riciclo della plastica, carta e metalli, legno, tessili.

Questa situazione costringe ancora a spedire i rifiuti fuori regione, addirittura oltre i confini nazionali, aumentando i costi ma anche le emissioni di COâ‚‚ legate al trasporto. 

Se non saranno prese decisioni risolutive, temiamo un aggravamento del problema, un incremento dell’evasione della tassa, l’inizio di una silenziosa protesta con l’abbandono di rifiuti in alcuni angoli del paese, di cui abbiamo avvertito alcuni segnali.

Franco Ciro Lo Re



Native | 25/04/2026
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