La Sicilia dei rifiuti continua a produrre il suo capolavoro: la raccolta differenziata è quasi ferma, ma la Tari corre. Non migliora il servizio, non migliora abbastanza la gestione, non cresce davvero il riciclo. Cresce, invece, il conto per i cittadini.
Il nuovo Report Rifiuti 2025 di Federconsumatori Sicilia fotografa un paradosso ormai cronico: i siciliani pagano di più per un sistema che resta indietro. La raccolta differenziata regionale è al 55,51%, appena +0,31 punti rispetto all’anno precedente. Praticamente immobile. La media nazionale è al 67,69%.
E mentre la differenziata resta al palo, la tassa sui rifiuti aumenta. Per una famiglia di tre persone in una casa da 100 metri quadrati, la media regionale arriva a 402,36 euro l’anno, con un incremento del 3,1%. La media nazionale è di 340 euro. Tradotto: in Sicilia si paga di più per avere meno.
Catania la più cara d’Italia
Il caso più clamoroso è Catania. Secondo Federconsumatori, nel capoluogo etneo una famiglia tipo paga 602,28 euro di Tari: è il dato più alto tra i capoluoghi italiani, il 77% in più rispetto alla media nazionale.
Seguono Trapani, con 463,29 euro, Agrigento con 455,95 euro, Siracusa con 396,77 euro, Ragusa con 395,37 euro, Palermo con 360,76 euro, Caltanissetta con 337,41 euro, Messina con 331,45 euro ed Enna, la meno cara, con 278 euro.
L’unica provincia in cui la Tari diminuisce è Siracusa, ma appena dello 0,4%. Una riduzione talmente piccola che per festeggiare basta mezzo sacchetto dell’umido.
Anche chi vive da solo paga salato
Federconsumatori quest’anno ha analizzato anche un secondo profilo: una persona sola in un appartamento da 60 metri quadrati. Una scelta non casuale, perché la Sicilia — come il resto d’Italia — è fatta sempre più di single, anziani soli, separati, giovani lavoratori che vivono da soli.
Anche qui Catania batte tutti: 364,56 euro. Più di quanto paga una famiglia di tre persone a Messina o Caltanissetta.
Dopo Catania ci sono Agrigento con 202,65 euro, Siracusa con 201,01 euro, Ragusa con 198 euro, Messina con 196,98 euro, Palermo con 176,03 euro, Caltanissetta con 164,96 euro, Trapani con 161,87 euro ed Enna, ancora una volta la meno cara, con 142,59 euro.
Differenziata: bene Trapani e Ragusa, Palermo affonda
Il dato ambientale è quello più preoccupante. La Sicilia resta lontana dalla media nazionale. Solo due province la superano: Trapani, con il 77,03%, e Ragusa, con il 68,74%.
Si avvicinano Caltanissetta al 66,44%, Enna al 66,34% e Messina al 65,64%. Più indietro Agrigento, al 59,89%, Catania, al 55,39%, Siracusa, al 54,10%, e soprattutto Palermo, ferma a un disastroso 36,90%.
A livello comunale il quadro è ancora più impietoso. La città di Palermo è al 17,34%. Catania è al 33,36%. Siracusa al 51,17%. Tra i capoluoghi, superano la media nazionale solo Ragusa, con il 68,94%, ed Enna, con il 68,63%.
Il dato di Palermo, da solo, racconta il fallimento di anni di emergenze, ordinanze, promesse, piani industriali e conferenze stampa. Tutto molto solenne, tutto molto urgente. Poi però la differenziata resta lì, inchiodata.
Federconsumatori: “La frenata coincide con il ritorno degli inceneritori”
Il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa, è netto: negli anni scorsi la Sicilia aveva fatto progressi nella raccolta differenziata, ma adesso sembra essersi fermata.
E aggiunge una stoccata politica: questa frenata coincide con il ritorno del progetto degli inceneritori. “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
Il punto è proprio questo: mentre l’Europa chiede più riuso, più riciclo e meno discariche, in Sicilia il dibattito pubblico è tornato a ruotare attorno ai termovalorizzatori.
Termovalorizzatori, parte l’iter dei nulla osta
Intanto la Regione accelera sui due termovalorizzatori di Palermo e Catania. È stato avviato l’iter autorizzativo per ottenere tutti i nulla osta ambientali, sanitari, paesaggistici, energetici e sismici necessari ai progetti.
La procedura, in capo al dipartimento Ambiente, coinvolgerà decine di uffici e dovrebbe concludersi entro un massimo di 120 giorni. Solo dopo potranno partire le gare per costruire e affidare gli impianti.
I due termovalorizzatori saranno realizzati con un investimento di quasi un miliardo di euro. Avranno una capacità complessiva di circa 600 mila tonnellate l’anno, una potenza di oltre 50 megawatt e una produzione stimata di circa 450 mila megawattora di energia elettrica, sufficiente — secondo la Regione — per il fabbisogno di circa 150 mila famiglie.
Gli impianti dovrebbero sorgere a Palermo e Catania. L’obiettivo dichiarato del governo regionale è rendere operativo l’intero sistema entro il 2028, portare la Sicilia al 65% di recupero di materia e ridurre il conferimento in discarica al 10%.
Il presidente della Regione, Renato Schifani, parla di un cronoprogramma rispettato e di un traguardo sempre più vicino. La Regione punta a superare definitivamente le emergenze del passato e a costruire un sistema moderno di gestione dei rifiuti.
Il problema, però, resta tutto sul tavolo: i termovalorizzatori possono aiutare a chiudere il ciclo, ma non sostituiscono raccolta differenziata, impianti di selezione, compostaggio e riciclo vero. Se diventano l’alibi per non differenziare, il rischio è di costruire nuovi impianti sopra vecchi errori.
Il vero buco nero: il riciclo
Federconsumatori ricorda un aspetto decisivo: questi dati misurano la raccolta differenziata, non l’effettivo riciclo. Cioè non dicono quanta parte dei materiali raccolti separatamente venga davvero recuperata.
Ed è qui che la Sicilia rischia di scoprire il problema più grosso. Perché differenziare è il primo passo. Riciclare davvero è un’altra cosa.
Su questo, denuncia La Rosa, “non siamo nemmeno all’anno zero: mancano persino i dati da commentare”.
La sintesi è amara: i cittadini pagano di più, la differenziata cresce di uno zero virgola, Palermo resta un caso nazionale, Catania è la più cara, e la Regione guarda ai termovalorizzatori come alla grande svolta.
Nel frattempo, la Tari arriva puntuale. Almeno quella, in Sicilia, funziona benissimo.