"Quasi quasi mi fai sospettà": il punto più basso della tv di Antonini. D'Alì: "Indifferenza e pena"
Il punto più basso della sguaiata trasmissione Res Publica, andata in onda sulla tv trapanese Telesud la scorsa settimana, è arrivato — incredibile a dirsi — ancora più in basso del previsto. E no, non durante lo scontro sul Palasport, sull'aria condizionata, o sulla Cittadella dello Sport. Ma quando si è provato a parlare — si fa per dire — di turismo.
Durante la trasmissione, condotta dal giornalista di casa Nicola Baldarotta, si è consumata una scena surreale. Valerio Antonini, proprietario dell’emittente, nonché presidente del Trapani Calcio e Trapani Basket, ha attaccato duramente il Sindaco Giacomo Tranchida, ma soprattutto ha rivolto pesanti critiche, l’ennesime, all’assessora al turismo Rosalia D’Alì, che è anche presidente del Distretto Turistico della Sicilia Occidentale.
Fin qui nulla di nuovo. Da mesia Antonini è in campagna permanente contro l’assessora, accusata genericamente — senza dati né prove — di aver fatto poco o nulla per la promozione turistica del territorio. Ma questa volta è andato oltre.
Quando Tranchida, nel bel mezzo della trasmissione, ha provato a difendere l’operato di D’Alì, Antonini ha lasciato cadere una battuta in romanesco stanco e sessista: “Come sei tanto preoccupato per l’assessore D’Alì… quasi quasi mi fai sospettà”.
Una frase allusiva, di cattivo gusto, che ha fatto gelare tutti. Il conduttore? Muto. Nessuna presa di distanza. Nessun richiamo. Tutto come se fosse normale insinuare relazioni personali per screditare il ruolo pubblico di una donna.
Il Sindaco ha replicato: “Non fa onore all’imprenditore scivolare su questa battuta”. Ma il siparietto, velenoso e sguaiato, era ormai servito.
Ora, a rompere il silenzio è Rosalia D’Alì, che ci ha rilasciato una dichiarazione forte e netta, visibilmente stanca di subire attacchi personali e delegittimazioni che hanno abbondantemente superato il limite della decenza. “Penso che sia stata una battuta di pessimo gusto, irrispettosa nei confronti di una donna. Un atteggiamento maschilista di attacco, e provo solo indifferenza e senso di pena per chi ancora utilizza questi mezzucci per screditare l’operato e il valore di una donna”.
Parole che suonano come un confine: fin qui, e non oltre. Perché il confronto politico, anche acceso, è legittimo. Ma l’insinuazione sessista, ammiccante, gratuita, non è libertà d’espressione. È solo squallore.
E c’è da chiedersi, a questo punto: fino a quando le istituzioni cittadine accetteranno che il dibattito politico venga trascinato in questo fango, in prima serata, su una televisione di proprietà privata usata come megafono personale?
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