«L’amore che ho», Rosa Balistreri rivive al cinema: intervista al regista
Paolo Licata torna al cinema con "L'amore che ho", omaggio vibrante alla voce ruvida e indimenticabile di Rosa Balistreri. Accolto con entusiasmo al Festival di Torino e nell’anteprima romana, il film, nelle sale dall’8 maggio, affida a Lucia Sardo e Tania Bambaci il compito di incarnare Rosa nelle diverse stagioni della sua vita, mentre Anita Bomario e Donatella Finocchiaro ne interpretano l’infanzia e l’adolescenza.
Il cuore del film è racchiuso in un verso potente, scelto per la scena finale: "Quando morirò in paradiso non ci andrò, perché per amare te non penso a Dio". Rosa Balistreri resta così «un simbolo politico e un modello culturale e sociale da non dimenticare», e il film di Licata ne rinnova la forza, mostrando quanto la sua voce graffi ancora le coscienze.
L’opera è un viaggio emotivo, più che un classico biopic, ovvero un film biografico che, oltre a raccontare la storia di un personaggio realmente esistito, ha anche un'importanza storica e culturale nel panorama cinematografico.
La struttura non cronologica intreccia ricordi, canzoni e battaglie, dipingendo la Sicilia contadina degli anni '30, la Firenze inquieta dei '60-'70 e gli ultimi, intensi anni '90. Licata, figlio d’arte, inserisce la propria sensibilità musicale in ogni inquadratura e spiega: «Siamo davvero contenti perché, prima ancora della Sicilia, il film è stato presentato al Festival di Torino e in anteprima a Roma, e in entrambi i contesti l’accoglienza è stata ottima. Temevo che una storia così siciliana restasse confinata ai margini, invece i temi di Rosa sono universali e risuonano ovunque».
Tratto liberamente dal libro L’amuri ca v'haiu del nipote Luca Torregrossa, L’amore che ho racconta una donna che seppe trasformare violenza e povertà in canto di libertà. «Di me c’è molto – confessa il regista – vengo da una famiglia di musicisti, ho respirato melodramma e teatro lirico. Mescolando questi elementi con la vicenda di Rosa è nata un’opera che, a giudicare dalle reazioni del pubblico, emoziona davvero».
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