Marsala, un anno al voto. Tutti vogliono l'alternativa. Ma le facce sono sempre quelle...
Incontri a Marsala iniziano a prendere piede per mettere su una coalizione che guardi alle amministrative del 2026.
Si muovono singoli e movimenti, meno i partiti. C’è un dato: tutti cercano e si dicono interessati a costruire una alternativa a Massimo Grillo.
Quello che viene rimproverato al sindaco è di avere rotto il centrodestra, quel patto che lo ha portato ad amministrare la città. Ed effettivamente li ha fatti fuori tutti, apparentemente facendo ricadere la responsabilità politica su chi, partiti e loro leader, hanno detto no al nome in giunta, nome scelto però da Grillo.
E’ mutata la composizione, oggi la sua maggioranza è composta da Fratelli d’Italia e da Forza Italia. Una parte di azzurri, tesserati e presenti nella segreteria comunale, ha sposato l’azione amministrativa del sindaco e la difende anche.
La lunga telenovela dei meloniani, invece, pare non finire qui: si dicono pronti a lasciare la giunta( lo dicono da mesi), ma con quale ragione? In fondo sono stati accontentati in tutto: hanno ottenuto un assessore in più, le deleghe che hanno chiesto. Quindi con quale motivo il partito lascerebbe la giunta? E possono dirsi vergini dopo 4 anni di amministrazione? Decisamente no.
La verità è che a Marsala il partito ha espressioni diverse, da una parte l’assessore Ignazio Bilardello, che ha sempre mostrato un modo elegante per affrontare le questioni politiche, dall’altro lato c’è il consigliere Giancarlo Bonomo, che spesso in maniera anche arrogante ha voluto determinare la linea. Il regalo di Bonomo ai meloniani arriva da Michele Gandolfo, che lo ha fatto eleggere nella sua lista, poi fatto transitare in FdI alle ultime regionali, quando Gandolfo era vicino a Nicola Catania. Strategie vecchie e politica stantia. Fratelli d’Italia a Marsala non ha creato le basi per una vera identità, piegandosi di volta in volta al potere. Oggi vorrebbero fare un passo indietro e diverso, ma le orme sul sentiero calpestato restano.
Verso il 2026, facce vecchie.
Le amministrative del 2026 porteranno poche novità in sé, ci sono gli stessi volti che animano il dibattito politico. Gli stessi da sempre. Consiglieri comunali che varcano la soglia di Palazzo VII Aprile da oltre vent’anni, agitatori politici che preparano liste da sempre e per questo chiedono un posto in giunta o una presidenza. E’ un gioco di bilanciamenti, ma sempre gli stessi volti con le stesse idee. Non è un incontro di generazioni che anima il dibattito ma vecchi politici che mettono panni nuovi. Ed è un gioco pericoloso per la città. Forse nessuno se ne accorge ma a dare le carte sono gli stessi protagonisti di una continuità, che troppo spesso sfocia in immobilismo e autoreferenzialità.
La politica comunale sembra attenta a preservare equilibri interni, ma amministratori poco innovativi producono politiche deboli.
Come si rinnova lo spazio politico? Creando strumenti per coinvolgere i cittadini nei processi decisionali e con un serio investimento sulla cultura civica.
Servono laboratori di democrazia viva e di innovazione sociale.
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