Scatta l’emergenza nei Laboratori di Analisi della provincia di Trapani: da lunedì 3 giugno, le prestazioni sanitarie in convenzione con il Servizio Sanitario Regionale saranno erogate solo su prenotazione e nei limiti del budget assegnato. È la conseguenza diretta delle nuove disposizioni dell’Assessorato Regionale alla Salute, che vietano alle strutture convenzionate di superare i tetti di spesa previsti, anche in presenza di richieste e urgenze, senza alcuna possibilità di rimborso.
Si attivano così liste d’attesa ufficiali per l’accesso agli esami di laboratorio. Un provvedimento che avrà un impatto immediato sui cittadini e che, secondo i titolari delle strutture, rischia di mettere a repentaglio la tutela della salute pubblica, specialmente in territori come quello trapanese, già fortemente provati da carenze strutturali e sanitarie.
Le ragioni della protesta
A firmare la nota congiunta sono tutte le principali realtà del settore: Biolab, Cleralab, Koala, Sanilab, Laboratori Riuniti Alcamo, Fleming, Omnia Sano, tra le altre. Le aziende annunciano lo stato di agitazione del comparto, denunciando una situazione economica e normativa insostenibile.
«Negli ultimi anni – si legge nel comunicato – abbiamo continuato a garantire i servizi anche oltre il budget previsto, sostenendo di tasca nostra i costi delle prestazioni aggiuntive. Ma con il nuovo nomenclatore tariffario, che ha abbassato in modo generalizzato le tariffe, non è più possibile continuare a lavorare in perdita».
Da oggi, dunque:
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Le prestazioni in convenzione SSR saranno contingentate, e disponibili solo su prenotazione;
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Saranno garantite gratuitamente anche a budget esaurito solo le prestazioni per i pazienti oncologici con codice 048.
“A rischio prestazioni salva-vita”
L’allarme lanciato dai laboratori è drammatico: si rischia una riduzione dei servizi essenziali e l’impossibilità di garantire esami salva-vita, come quelli necessari per individuare tempestivamente patologie gravi.
«Le analisi cliniche sono il primo passo per la diagnosi e la cura – affermano – limitarne l’accesso significa compromettere la salute pubblica. Il mancato riconoscimento di queste prestazioni equivale a negare il fabbisogno sanitario dei siciliani».
L'appello alla politica
I titolari delle strutture chiedono un intervento immediato alla Regione, affinché riveda le soglie di spesa e il sistema dei rimborsi, oggi considerato “irragionevole” rispetto alla reale domanda sanitaria.
«Difendiamo ogni giorno la salute dei cittadini – concludono – ora chiediamo che sia difesa anche da chi ha il compito istituzionale di garantirla».