Cosa farò di grande? A Trapani studenti e scuole insieme per scoprire sé stessi
Che cosa vuol dire fare qualcosa di grande? Non è solo la solita domanda su che lavoro si farà, ma su chi si vuole essere. Parte da qui il percorso che ha coinvolto gli studenti di tutti gli istituti superiori di Trapani — dallo Ximenes al Sciascia-Bufalino, dal Rosina Salvo al Leonardo Da Vinci, passando per l’Istituto Alberghiero e l’Industriale — nella giornata di orientamento promossa dal Polo universitario di Trapani in collaborazione con ASP, Università di Palermo e USR Sicilia.
Una mattinata intera per fermarsi e riflettere: non su un mestiere da scegliere in fretta, ma sul seme che ciascuno porta dentro. Come ha spiegato il professore Francesco Di Giovanni, coordinatore del Centro Tau, “non è cosa farò da grande, ma cosa farò di grande”. Grande come gesto umano, come scelta consapevole, come cura del proprio destino. “La bellezza può essere un punto di partenza: bellezza nei rapporti, negli stili di vita, nella città. Perché i giovani non sono un problema: sono la nostra più grande risorsa, soprattutto qui in Sicilia”.
Dopo gli interventi iniziali, gli studenti si sono divisi in gruppi per partecipare a laboratori esperienziali con psicologi, sociologi, assistenti sociali e infermieri del dipartimento Salute Mentale dell’Asp di Trapani. Come ha spiegato Gaetano Vivona, direttore del dipartimento, “abbiamo voluto offrire loro un’occasione per immaginare scenari futuri, chiarire dubbi, capire possibilità. E poi – non meno importante – ascoltarli”.
Tra chi sogna di fare ingegneria quantistica e chi vuole laurearsi in Scienze motorie, non sono mancati momenti di scambio profondo. “Oggi per la prima volta ho pensato davvero a cosa potrei fare di grande nella vita, oltre il lavoro” dice Lorenzo, 16 anni, dell’Industriale. “Mi piacerebbe portare qualcosa di bello a Trapani, anche solo con il tiro con l’arco, magari gareggiando a livello nazionale”.
C’è anche chi ha scoperto di condividere emozioni comuni con studenti di altre scuole. “Durante i laboratori - dice Sebastiano - abbiamo capito che tanti di noi si sentono spesso giudicati o non abbastanza – racconta un altro ragazzo – ma abbiamo anche scoperto il valore del confronto”. Edoardo, invece, suggerisce che “gli adulti dovrebbero ricordarsi di quando erano al nostro posto, e capire che insegnare non è solo trasmettere una materia, ma dare valore”.
I tre studenti dell'istituto ITI Leonardo Da Vinci, accompagnati dai professori Maurizio Di Stefano e Giuseppe Caruso, docenti di Sistemi Automatici, sono intervenuti in rappresentanza del folto numero di ragazzi che hanno partecipato all'iniziativa. Nel pomeriggio, spazio alle famiglie, con una tavola rotonda guidata dal sociologo Francesco Lucido: genitori, scuola e università insieme per ragionare sul futuro, che oggi più che mai si costruisce ascoltando. Perché — come insegnava Brunetto Latini a Dante — il maestro non dà solo istruzioni, ma accompagna, protegge, dà forza. E aiuta ciascuno a scoprire il proprio “porto glorioso”.
Un’iniziativa che, come ha spiegato il professor Daniele Zangla, rappresenta una svolta: “Abbiamo messo insieme testimonianze di vita, riflessioni guidate e strumenti concreti per aiutare i ragazzi a orientarsi. La scuola non può essere una catena di montaggio, ma una bottega dove si cresce insieme”.
Quella di oggi non è stata solo una giornata scolastica diversa. È stata, per molti, il primo passo per smettere di “vivacchiare” e cominciare davvero a vivere.
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