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17/06/2025 06:00:00

Uniti solo in piazza, il centrosinistra siciliano fatica a trovare tranquillità

 Dirigenza completata nel Partito Democratico, a giorni verrà proclamato eletto dall’assemblea regionale il segretario Anthony Barbagallo.


Apparentemente è tutto un programmare l’azione politica per le prossime e imminenti campagne elettorali, dalle regionali alle nazionali e prima ancora per le comunali. Partite già le interlocuzioni ma non sono di facile sviluppo, c’è la spaccatura all’interno del partito, ad ogni livello. Lo dicono i numeri di chi ha partecipato al congresso, molti sono rimasti fuori volutamente altri, i dissidenti, hanno deciso di fare ricorso, di scrivere al Nazareno.
Ad oggi sono più le fratture che i punti di unione.

Tutti in piazza
Domenica a Palermo piazza Bologni era piena di persone, circa 1500 le presenze, il M5S ha organizzato una manifestazione unendo tutte le sigle del centrosinistra, il tema sentito è quello della Sanità. Mancava la sigla di Italia Viva, Davide Faraone, vice presidente nazionale del partito, ha confermato la mancata presenza in assenza di una chiara linea politica: non si può protestare contro Schifani e poi spartirsi le mance nelle manovrine. Il succo del discorso era questo. La Sanità mette d’accordo tutti, strumento di lotta e di propaganda, meno di soluzioni. A rispondere a Faraone è stato il deputato e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera: “Mi fa sorridere che uno come Faraone che a Palermo governa col centrodestra possa ergersi a paladino dell’opposizione. Dove è stato in questi due anni quando ho denunciato lo scandalo delle mancette e io ho rifiutato questo tipo di cose? Non ho nulla di personale contro Italia Viva e la sua squadra, ma queste opposizioni o capiscono che si mettono attorno a un tavolo, attorno a un macro tema, o la destra governerà per i prossimi 20 anni”.

Le disarmonie
Occhi puntati sul 2027, anno in cui si andrà a votare per le elezioni regionali. Il centrosinistra dovrà fare sintesi per scegliere un candidato alla presidenza, qui il primo campanello di allarme. Poi ci sono le amministrative da affrontare già a partire da 2026 e sui territori si registrano spaccature non solo nei partiti ma pure nelle coalizioni. In provincia di Trapani M5S e PD, con note di PSI, non sono d’accordo ad esempio su Trapani: il PD governa con Giacomo Tranchida, PSI e M5S fanno opposizione. L’appello di Dario Safina non è a vuoto infatti: “A chi – dal Movimento 5 Stelle al Partito Socialista, passando per altri interlocutori – dice di voler costruire con noi un progetto comune, diciamo una cosa semplice: dalle parole bisogna passare ai fatti. Non si può venire a cercarci per parlare di alleanze e poi, il giorno dopo, attaccare il Partito Democratico e chi lo rappresenta nei territori. Questo non è un metodo, non è una politica seria. Noi siamo sempre stati alleati leali e trasparenti, e chiediamo lo stesso trattamento. La credibilità si misura nelle scelte quotidiane, non nei comunicati stampa. Continueremo a fare la nostra parte, con determinazione, serietà e spirito unitario. Ma nessuno si illuda di poter indebolire la forza e la dignità del nostro impegno”.
Uniti, insomma, almeno nelle intenzioni ma con nette divergenze che finiscono per annullare ogni buono proposito. Basti guardare l’ultimo impegno nazionale: il referendum di giugno. Il PD era per 5 sì, gli altri partiti erano per altre posizioni ancora, Italia Viva poi era per 4 no, sui quesiti che riguardavano il lavoro, e un si sull’abbassamento a 5 anni per l’ottenimento della cittadinanza italiana. E poi ci sono i numeri: in Sicilia gli elettori sono stati meno di una manciata. Non solo clima perdurante di sfiducia ma pure referendum non spiegato bene. Numeri che raccontano come ancora la sinistra e il suo consenso sia da costruire per il 2027.



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