Il mistero del Bayesan: dopo 10 mesi riemerge il maxi-yacht affondato a Porticello
Dopo dieci mesi a 49 metri di profondità, è tornato a galla. Il Bayesan, lo yacht ipertecnologico che nell’agosto 2024 affondò al largo di Porticello, nel Palermitano, è stato finalmente recuperato. Una tragedia costata la vita a sette persone, tra cui il magnate inglese Mike Lynch, figura di primo piano della cybersecurity globale. Ma anche una vicenda in cui nulla, sin dall’inizio, ha mai davvero convinto.
Ritenuto inaffondabile, il Bayesan è colato a picco in pochi minuti, durante una tempesta improvvisa che – stranamente – non ha causato alcun danno a un vecchio veliero ormeggiato poco distante. Una differenza che, sin da subito, ha alimentato dubbi e sospetti. E ora, con il relitto in superficie, i magistrati della Procura di Termini Imerese sperano di trovare risposte. Perché attorno a quel naufragio ruotano troppe domande ancora senza risposta.
Una tragedia tra ipotesi e intrighi
Per mesi, le teorie si sono rincorse. Dalla negligenza del comandante a un complotto internazionale. C’è chi ha ipotizzato una vendetta d’affari, chi ha sussurrato di un’azione di intelligence. Mike Lynch, del resto, non era un imprenditore qualunque: fondatore della Darktrace, società specializzata in intelligenza artificiale e sicurezza informatica, intratteneva rapporti con l’MI5, l’MI6, i servizi americani e perfino quelli israeliani.
La sua cassaforte, ancora chiusa nel ventre del relitto, potrebbe contenere dati sensibili. E non si esclude che parte del materiale più delicato sia stato prelevato nottetempo, in una presunta operazione lampo dei servizi britannici prima che l’area del relitto venisse messa sotto sorveglianza.
Il recupero da 25 milioni di euro
L’operazione di recupero è iniziata il 3 maggio. Costata 25 milioni di euro e la vita di un sommozzatore, ha richiesto l’uso di due gru speciali giunte dall’Olanda e il taglio dell’albero maestro, alto 72 metri. Nelle prossime ore il Bayesan verrà definitivamente messo in sicurezza e svuotato dell’acqua. Il trasferimento al porto di Termini Imerese è previsto per il 23 giugno. Lì inizieranno le perizie tecniche disposte dalla Procura.
Tre i nomi sul registro degli indagati: il comandante, l’ufficiale di macchina e il marinaio di guardia, accusati di naufragio e omicidio colposo plurimo. Ma le indagini non si fermano qui.
Guasto o sabotaggio?
Secondo un’indiscrezione pubblicata dal Corriere della Sera, una delle finestre antisfondamento del ponte inferiore presenterebbe una frattura sospetta. Da lì potrebbe essere partita l'infiltrazione d’acqua che ha compromesso in pochi istanti la sala macchine, facendo saltare ogni sistema di controllo. Un’ipotesi che, se confermata, spingerebbe verso la pista di un guasto tecnico, magari trascurato o sottovalutato. Ma anche quella di un’azione dolosa ben congegnata.
Il fronte giudiziario
Ora la battaglia si sposta in tribunale. In ballo non c’è solo l’accertamento della verità, ma anche una valanga di richieste di risarcimento milionarie da parte dei familiari delle vittime e delle società coinvolte. Per questo motivo, l’analisi del relitto sarà affidata a esperti di ingegneria navale e cybersecurity, chiamati a scandagliare ogni angolo del Bayesan, ogni dato, ogni vite.
L’inchiesta – come spesso accade nei casi dove economia, politica e tecnologia si intrecciano – si muove su un crinale sottile. Tra un naufragio tragico e un incidente sospetto, tra un malfunzionamento e un messaggio trasversale, forse indirizzato proprio a chi, come Lynch, custodiva segreti scomodi.
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